16 giugno 2019
Aggiornato 08:30
Spazio Vaticano

L'appello del Papa: «Dare speranza ai giovani»

Lo ha detto il Pontefice che oggi ha ricevuto in udienza i partecipanti all'assemblea plenaria del pontificio consiglio della Cultura del cardinale Gianfranco Ravasi, in corso dal ieri a sabato, sul tema «Culture giovanili emergenti»

CITTÀ DEL VATICANO - Tra i giovani c'è «un clima diffuso di instabilità che tocca l'ambito culturale, come quello politico ed economico - quest'ultimo segnato anche dalle difficoltà dei giovani a trovare un lavoro - per incidere soprattutto a livello psicologico e relazionale». Lo ha detto il Papa che oggi ha ricevuto in udienza i partecipanti all'assemblea plenaria del pontificio consiglio della Cultura del cardinale Gianfranco Ravasi, in corso dal ieri a sabato, sul tema 'Culture giovanili emergenti'.

«L'incertezza e la fragilità che connotano tanti giovani - ha detto Benedetto XVI - non di rado li spingono alla marginalità, li rendono quasi invisibili e assenti nei processi storici e culturali delle società. E sempre più frequentemente fragilità e marginalità sfociano in fenomeni di dipendenza dalle droghe, di devianza, di violenza. La sfera affettiva ed emotiva, l'ambito dei sentimenti, come quello della corporeità, sono fortemente interessati da questo clima e dalla temperie culturale che ne consegue, espressa, ad esempio, da fenomeni apparentemente contraddittori, come la spettacolarizzazione della vita intima e personale e la chiusura individualistica e narcisistica sui propri bisogni ed interessi».

Riferendosi, più specificamente, alla «crescente difficoltà nel campo del lavoro o alla fatica di essere fedeli nel tempo alle responsabilità assunte», il Papa ha sottolineato che «ne deriverebbe, per il futuro del mondo e di tutta l'umanità, un impoverimento non solo economico e sociale ma soprattutto umano e spirituale: se i giovani non sperassero e non progredissero più, se non inserissero nelle dinamiche storiche la loro energia, la loro vitalità, la loro capacità di anticipare il futuro, ci ritroveremmo un'umanità ripiegata su se stessa, priva di fiducia e di uno sguardo positivo verso il domani».