4 dicembre 2020
Aggiornato 08:00
Centrosinistra | Elezioni Politiche 2013

Il PD e le alleanze, tutto dipende dalla legge elettorale

Il Pd sta comunque studiano vari scenari per far fronte anche ad un eventuale «riformetta» limitata alla sola soglia per il premio di maggioranza. Scenari che prevedono anche «l'allargamento del perimetro del centrosinistra», come spiega il verde Angelo Bonelli. Intanto Bersani non chiederà deroghe, «big» in agitazione

ROMA - Tutto dipende dalla legge elettorale, e al momento ancora nessuno è in grado di dire come andrà a finire la partita, ma il Pd sta comunque studiano vari scenari per far fronte anche ad un eventuale 'riformetta' limitata alla sola soglia per il premio di maggioranza. Scenari che prevedono anche «l'allargamento del perimetro del centrosinistra», come spiega il verde Angelo Bonelli, oggi pomeriggio a colloquio con Dario Franceschini alla Camera. In sostanza, se dovesse restare il 'Porcellum' così com'è potrebbe prendere corpo l'idea di un 'listone' al Senato, fatto almeno da Sel e Pd ma forse aperto anche ad altri, per cercare di ottenere il maggior numero di premi regionali possibile. Ma se venisse introdotta la soglia senza per il premio, senza il 'premietto' per il primo partito, allora potrebbero davvero diventare realtà altre due liste: una civica-ecologista a sinistra e una 'moderata' a destra.

Il ragionamento è semplice e lo facevano proprio i franceschiniani nelle settimane passate: se cambia la legge elettorale, cambia anche l'offerta politica. Ovvero, se si impone una soglia per il premio di maggioranza, non ci si può stupire se poi i partiti cercano di aggregare quanti più partiti possibile. Certo, Pier Luigi Bersani non vuole rifare l'Unione, ma il segretario Pd non ha nemmeno intenzione di farsi scippare una probabile vittoria con una legge fatta apposta per evitare che qualcuno abbia la maggioranza. Tanto più che, intorno a Pd e Sel, ci sono diversi soggetti che possono essere coinvolti. Anche perché se i sondaggi adesso attribuiscono un 40% a Pd-Sel, Bersani è ben consapevole che si tratta di un dato influenzato dalla sovraesposizione delle primarie ed è probabile che nei prossimi mesi i due partiti perdano qualche punto.

Bersani non chiederà deroghe, «big» in agitazione - Non l'ha fatto per Massimo D'Alema, figurarsi se lo fa adesso per gli altri: parlando in Transatlantico con diversi dirigenti Pd è questa la risposta che si ricava quando si chiede se Pier Luigi Bersani chiederà di mettere in lista qualche 'veterano' che ha superato il limite dei tre mandati. In effetti, il segretario anche in questi giorni ha ripetuto che serve un «presidio di esperienze» ma che la richiesta di deroga è un'iniziativa «personale», insomma: chi è interessato si muova. Già questo basterebbe a mettere in agitazione almeno una ventina di parlamentari. Se poi si considera che tutti danno per scontata una 'quota Renzi' e che gli uomini del segretario per scegliere i candidati promettono «primarie o altri meccanismi di partecipazione», nel caso rimanesse il 'Porcellum', si capisce bene perché oggi, alla Camera, non si parlava praticamente d'altro.

Diversi capannelli di parlamentari, addirittura, si davano appuntamento per cena nei ristoranti intorno alla Camera, «per cominciare a parlare di liste e di candidature». Le elezioni si avvicinano e i continui richiami al rinnovamento che arrivano da Bersani non tranquillizzano nessuno. Il meccanismo «di partecipazione» di cui si parla per la scelta dei candidati potrebbe essere una soluzione, ma solo apparentemente: di fatto, si costringerebbero le 'vecchie glorie' del partito a sfide sul territorio con le nuove leve. Sfide che, magari, potrebbero riservare sorprese sgradite in molti casi. Gianclaudio Bressa, uno di coloro che i tre mandati li hanno fatti, spiega che fare le primarie per le liste bloccate non è affatto facile: «Se si deve garantire un'adeguata rappresentanza dei territori, una parità di genere e la presenza di alcune competenze, è molto complicato pensare ad un meccanismo di primarie. Io ci sto ragionando da un po', non ho ancora trovato una soluzione. Le primarie hanno senso con i collegi uninominali, ma con le liste... Sarebbe come voler attraccare con una nave davanti a Montecitorio».

Rosy Bindi, una delle più importanti personalità a rischio ricandidatura, si limita a dire così quando le si chiede se in caso di mantenimento del 'Porcellum' si faranno le primarie: «Io intanto spero che cambino il 'Porcellum'. Poi, se resta, faremo le primarie». E quando le vengono fatte notare le perplessità di Bressa, risponde: «Beh, voi mi avete chiesto un'affermazione di principio. Poi vedremo gli aspetti tecnici...».