18 gennaio 2020
Aggiornato 06:00
Giustizia | Stragi del '92 e '93

Stato-mafia, accolto il ricorso di Napolitano

La decisione della Consulta: Non spettava alla Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Palermo di valutare la rilevanza della documentazione relativa alle intercettazioni delle conversazioni telefoniche del Presidente della Repubblica. Messineo: «Consulta non si commenta, ne prendiamo atto»

ROMA - La Corte costituzionale «in accoglimento del ricorso per conflitto proposto dal Presidente della Repubblica ha dichiarato che non spettava alla Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Palermo di valutare la rilevanza della documentazione relativa alle intercettazioni delle conversazioni telefoniche del Presidente della Repubblica, captate nell'ambito del procedimento penale n. 11609/08 e neppure spettava di omettere di chiederne al giudice l'immediata distruzione ai sensi dell'articolo 271, 3° comma, c.p.p. e con modalità idonee ad assicurare la segretezza del loro contenuto, esclusa comunque la sottoposizione della stessa al contraddittorio delle parti». Lo riferisce una nota della Consulta.

Il caso è quello delle telefonate fra Giorgio Napolitano e Nicola Mancino, ex ministro dell'Interno, ex presidente del Senato ed ex vicepresidente del Csm, indagato nel procedimento sulla trattativa Stato-mafia. Conversazioni intercettate casualmente nel corso delle investigazioni su Mancino, che la Procura ha giudicato irrilevanti e destinate alla distruzione attraverso le procedure di legge. Cioè affidandole al Gip che decide sentite le parti: una modalità che secondo il Colle, le cui tgesi sdono state accolte dai giudici delle leggi, minaccerebbe la riservatezza delle comunicazioni e quindi lederebbe prerogative funzionali tipiche del presidente della Repubblica.
E comunque, ha sostenuto oggi nell'udienza pubblica alla Consulta l'Avvocatura dello Stato che rappresenta il Quirinale, quelle intercettazioni per quanto casuali «sono diventate illegittime» nel momento in cui hanno coinvolto Napolitano.

Da Napolitano attesa serena e rispetto per Sentenza - Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a quanto si apprende, ha atteso «serenamente» e «accolto con rispetto» la sentenza della Corte Costituzione che stasera ha accolto il conflitto di atribuzione sollevato dal Quirinale contro la Procura di Palermo per le intercettazioni che lo riguardano nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia. Ora il Capo dello Stato attende di conoscere il dispositivo della sentenza della Consulta.

Messineo: Consulta non si commenta, ne prendiamo atto - «Le decisioni della Consulta non si commentano. Ne prendiamo atto». Lo ha affermato il Procuratore Capo di Palermo Franesco Messineo, rispondendo a TMNews sulla decisione della Corte Costituzionale a favore del conflitto di attribuzioni sollevato dalla Presidenza della Repubblica nei confronti della Procura di Palermo.