24 giugno 2024
Aggiornato 14:30
Scadali vaticani

Stop al processo Vatileaks

Il tecnico informatico della segreteria di Stato vaticano co-imputato con il maggiordomo del Papa nel processo sulla fuga di documenti riservati della Santa Sede, ha rinunciato, lo scorso 27 novembre, a presentare appello alla sentenza di condanna per favoreggiamento. Padre Lombardi: «Questo capitolo è da considerare terminato»

CITTÀ DEL VATICANO - Claudio Sciarpelletti, il tecnico informatico della segreteria di Stato vaticano co-imputato con il maggiordomo del Papa nel processo sulla fuga di documenti riservati della Santa Sede, ha rinunciato, lo scorso 27 novembre, a presentare appello alla sentenza di condanna per favoreggiamento, dopo che il 13 novembre il suo avvocato, Claudio Benedetti, aveva preannunciato il ricorso. Anche la pubblica accusa ha rinunciato, oggi, a presentare appello. Si conclude così il processo Vatileaks.

PADRE LOMBARDI: CAPITOLO CHIUSO - «La sentenza va considerata definitiva e, quindi, la vicenda del processo in tribunale ai due imputati Paolo Gabriele e Claudio Sciarpelletti è da considerare un capitolo terminato», ha detto il portavoce vaticano, Federico Lombardi, in un briefing convocato in occasione della odierna pubblicazione della motivazione della sentenza di condanna del processo-stralcio a Sciarpelletti. Rispondendo ad una domanda dei cronisti, il gesuita ha peraltro ricordato che nella requisitoria pubblicata in occasione del rinvio a giudizio, il promotore di giustizia Nicola Picardi sottolineava che le indagini si erano concentrate sulla questione del furto dei documenti, rinviando ad ulteriori indagini l'approfondimento di altri aspetti della vicenda Vatilekas. «Dal punto di vista giuridico - è la deduzione di padre Lombardi - l'istruttoria è aperta». Ad ogni modo, la difesa di Sciarpelletti ha rinunciato all'appello e lo stesso ha fatto oggi il promotore di giustizia della corte d'appello del Vaticano, Giovanni Giacobbe.

LA RINUNCIA ALL'APPELLO - Claudio Sciarpelletti è stato condannato il 13 novembre a quattro mesi per favoreggiamento - ossia intralcio alle indagini a favore del maggiordomo - scontati a due e sospesi in forza di una legge di Paolo VI. Il tecnico informatico ha rinunciato a presentare appello in base a «considerazioni di carattere personale sulla utilità e la opportunità» di tale decisione, ha spiegato padre Lombardi, che ha sottolineato la «benevolenza» della sentenza.
Le motivazioni della sentenza ricostruiscono la vicenda giudiziaria di Sciarpelletti e illustra la fondatezza del capo di imputazione del favoreggiamento. I giudici vaticani - Giuseppe Dalla Torre, Paolo Papanti-Pelletier e Venerando Marano - sottolineano, tra l'altro, che il tecnico informato era a «conoscenza dei documenti» rinvenuti nel suo ufficio «e del loro carattere riservato»; che la sua collaborazione con i gendarmi e le guardie svizzere che lo hanno rinvenuto le carte «è intervenuta non nel momento iniziale della perquisizione, ma solo nella fase conclusiva quando era iniziata la sistematica apertura di tutti i cassetti, cosicché di fatto tale collaborazione è stata superflua»; e inoltre, «poco importa se si trattasse di una grande o di una superficiale amicizia: sicuramente l'imputato e il testimone Gabriele hanno ammesso che si frequentavano, anche con le rispettiva famiglie, anche in luoghi diversi dall'ambiente di lavoro».