15 luglio 2020
Aggiornato 14:30
Giustizia | Carceri

Firenze, detenuto tenta il suicidio dandosi fuoco

Trasferito al centro grandi ustioni di Cisanello a Pisa, è comunque fuori pericolo. Il Capo del DAP Tamburino: «Per misure alternative fare salto in avanti»

FIRENZE- Un detenuto si è dato fuoco ieri sera nel carcere di Sollicciano, a Firenze. Per tentare il suicidio ha utilizzato un fornello a gas in dotazione nella cella. L'uomo, pluripregiudicato 30enne di origine siciliana, aveva quasi finito di scontare la sua pena. A dare l'allarme, un suo compagno di cella. Trasferito al centro grandi ustioni di Cisanello a Pisa, è comunque fuori pericolo.
«Non si possono trovare le parole per questo ennesimo episodio all'interno di un carcere che è sovraffollato fino al doppio della capienza normale. Il silenzio del Governo, del Presidente del Consiglio e dei ministri coinvolti, è davvero imbarazzante», ha commentato il Garante dei detenuti di Firenze, Franco Corleone.

Tamburino: Per misure alternative fare salto in avanti - Serve un «salto culturale in avanti nel pensare che la pena non è soltanto il carcere, non è la pena detentiva e basta». Così ha detto il capo del Dap, Giovanni Tamburino, in una intervista a Radio Vaticana. «Ci sono una serie di fatti illeciti, penalmente illeciti - ha proseguito - che richiedono quindi una risposta sanzionatoria da parte della società, per dare sicurezza alla società e anche per la giustizia, pure, nei confronti delle vittime. Però, non necessariamente questo deve essere il carcere. Cioè, l'idea che pena uguale carcere è un'idea che dev'essere superata con una visione culturale più aggiornata e più adatta ai tempi».
La spending review quanto sta incidendo sul funzionamento ordinario delle carceri?, è stato chiesto. «Sta incidendo in modo notevole e in particolare per quanto riguarda due settori: quello del lavoro e quello, anche, dell'educazione, della scuola in carcere - ha continuato Tamburino - Così come per la presenza di quel supporto di carattere psicologico e, a volte anche psichiatrico, di cui si ha bisogno non infrequentemente in relazione alla popolazione detenuta. Tutto questo fa soffrire di più la situazione penitenziaria generale. Devo dire che vi è anche un grande sforzo, coronato pure da buoni risultati, di razionalizzazione della spesa, cioè ottenere gli stessi risultati pur con risorse che si sono molto ridotte».