23 agosto 2019
Aggiornato 14:30
Le candidature nel centrodestra

Lombardia, al PDL non piace la sortita di Albertini

L'ex Sindaco si è detto pronto a restituire la tessera se il partito sosterrà al suo posto la candidatura di Maroni. Il motivo è chiaro: irrigidirsi sulle proprie posizioni cristallizza, nonostante la recente riapertura del dialogo tra Formigoni e la Lega, la spaccatura nel centrodestra, che rischierebbe di presentarsi alle urne diviso

MILANO - Non è piaciuta in casa Pdl la sortita di ieri di Gabriele Albertini, candidato alla guida della Regione Lombardia, che si è detto pronto a restituire la tessera se il partito sosterrà al suo posto la candidatura di Roberto Maroni. Il motivo è chiaro: irrigidirsi sulle proprie posizioni cristallizza, nonostante la recente riapertura del dialogo tra Formigoni e la Lega, la spaccatura nel centrodestra, che rischierebbe di presentarsi alle urne diviso, e di conseguenza perdente, come è successo in Sicilia.

«Credo che la tessera oggi sia la cosa meno importante: il problema è non consegnare il buon governo della Lombardia alle sinistre», ha spiegato a TM News il coordinatore regionale del Pdl Mario Mantovani. «Prima considerazione che tutti dobbiamo fare, a partire da Albertini e dal Pdl e dalla Lega è che se uno va per proprio conto è scontata la vittoria della sinistra. Se invece ci si siede al tavolo e trova il modo per stare insieme è certo che si vince. A questo punto ognuno faccia bene i suoi calcoli».

Se Mantovani invita pacatamente a far «prevalere il buon senso» e indica come soluzione le primarie di coalizione se non venisse trovata una «sintesi» nelle stanze dei bottoni del centrodestra, un quadro forse più fedele del clima che si respira nel pdl lombardo lo fornisce il vicepresidente del Consiglio regionale lombardo, Carlo Saffioti, che si è detto d'accordo con Ignazio La Russa sulla «necessità di salvaguardare l'alleanza tra PdL e Lega Nord». «Mi auguro che Albertini sappia interpretare il suo ruolo come candidato di apertura e aggregazione» anche «senza porre esclusioni e pregiudizi arie preconcette. Vince chi sa unire, non dividere». Un concetto espresso in maniera ancora più diretta da un esponente del Pdl, a microfoni spenti: «Se Albertini esaspera i toni si fa male da solo: non lo seguirà più nessuno. Deve recuperare lo spirito di qualche giorno fa, cioè essere disposto a fare un passo indietro se non ci sono le condizioni per la sua candidatura. Sullo sfondo, ci sono le primarie di coalizione».

Mentre anche chi è direttamente interessato confida che la situazione è «molto complicata» e che ogni previsione sull'esito della battaglia interna pre-elettorale è arduo, sul fronte Pirellone, da qualche giorno, in attesa di conoscere la data delle elezioni e, soprattutto, le prime concretizzazioni delle valutazioni tattiche all'interno del centrodestra, Formigoni ha molto attenuato i toni e riavviato il dialogo con la Lega. Dopo essersi speso per convincere molti del Pdl a prendere posizione apertamente per Albertini, ora ha scelto un profilo più defilato per «deformigonizzare» la candidatura da lui voluta. Formigoni punta al massimo: incassare il sostegno della Lega per Albertini. Uno scenario che appare improbabile, allo stato dei fatti, ma non impossibile: la prospettiva di una terza Regione a guida leghista provoca il mal di pancia a molti del Pdl e a Berlusconi interessa riannodare i fili del rapporto con la Lega.