31 maggio 2020
Aggiornato 20:00
Politica & Informazione

Maroni: Diffamazione? E' stato un emendamento provocazione

Il Segretario della Lega: L'emendamento sulla diffamazione approvato in serata al Senato «è stato votato da una larga maggioranza» ma «non c'è pericolo del carcere. Latorre (Pd): Con il carcere si affossa il provvedimento. Gasparri: Discutibile nascondersi dietro voto segreto. Zanda: Voto segreto brandito per minacciare stampa

MILANO - L'emendamento della Lega sulla diffamazione approvato in serata al Senato «è stato votato da una larga maggioranza» ma «non c'è pericolo del carcere. È stato un emendamento provocazione». Lo ha detto il leader della Lega nord, Roberto Maroni, a margine di un incontro con i tifosi del Milan a Milano.
L'emendamento è stato proposto «per risolvere i problemi in modo serio e complessivo senza farsi trascinare dall'emozione. Quindi nessun rischio di galera ma è stata un'iniziativa della Lega per far riflettere sul tema liquidato con troppa superficialità e fretta».

Relatore Berselli: Credo ddl sia su binario morto - La riforma della diffamazione a mezzo stampa è «su un binario morto». Se ne è detto convinto il relatore del provvedimento, Filippo Berselli (Pdl), dopo il voto segreto dell'aula del Senato che ha approvato un emendamento della Lega che reintroduce la pena del carcere per i giornalisti. Si tratta di una soluzione che, pur essendo diversa dall'attuale normativa, «non sarebbe utile ad evitare il carcere» al direttore del Giornale Alessandro Sallusti, condannato in via definitiva a 14 mesi di reclusione, il caso che ha motivato l'impegno del Parlamento sul tema.

Latorre (Pd): Con il carcere si affossa il provvedimento - «Con questo voto si vuole chiaramente affossare il disegno di legge sulla Diffamazione». Lo ha detto Nicola Latorre, vicepresidente del Gruppo Pd al Senato.
«Si è vanificato il tentativo di adottare un provvedimento che garantisse allo stesso tempo il diritto all'informazione e la tutela dei cittadini - denuncia Latorre -. Si stava cercando un equilibrio che viene completamente compromesso con la reintroduzione del carcere per i giornalisti. Il gruppo del PD con le sue 86 presenze ha votato compatto contro l'emendamento Lega-Api. A questo punto si impone che il provvedimento venga ritirato e si torni a valutare una nuova e opportuna iniziativa».

Pdl: Non crediamo che Pd abbia votato compatto - «Non crediamo proprio che il Pd abbia votato compatto l'emendamento Lega-Api. L'excusatio non petita di Latorre conferma la nostra impressione». Lo dichiarano in una nota i senatori del Pdl Achille Totaro e Enzo Fasano

Gasparri: Discutibile nascondersi dietro voto segreto - «Il voto segreto è previsto dai regolamenti parlamentari ed ovviamente il suo uso è legittimo. È però discutibile nascondersi dietro il voto segreto per mantenere la possibilità della detenzione per i giornalisti». Lo dice il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri.
«L'intento che ha mosso me e molti altri parlamentari era quello di modificare le leggi vigenti eliminando la detenzione per i giornalisti e sostituendola con sanzioni di tipo pecuniario, oltretutto inserendo anche norme nuove per quanto riguarda le rettifiche. Bisogna prendere atto del voto, ma francamente ritengo sbagliata una decisione che mantiene il carcere. Si rischia così di far rimanere in vigore le leggi vigenti invece di introdurre quelle giuste innovazioni che a parole molti hanno condiviso e che nei fatti, invece, evidentemente in pochi abbiamo sinceramente sostenuto».

Zanda: Voto segreto brandito per minacciare stampa - «In Parlamento il voto segreto è legittimo quando i regolamenti lo prevedono. Ma oggi, in Senato, la segretezza è stata usata come arma rancorosa contro la libertà di stampa». Lo ha affermato in una dichiarazione il vicepresidente dei senatori del Pd Luigi Zanda in merito al voto avvenuto in Senato sul carcere per i giornalisti.

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