31 marzo 2020
Aggiornato 15:30
Separati anche al congresso del PPE

Pdl e Udc, giallo sulla «cena della pace»

La verità è che Pier Ferdinando Casini non ha alcuna intenzione di porgere la mano al Pdl di Angelino Alfano. Dopo una lunga giornata trascorsa a Bucarest all'insegna del popolarismo europeo, il quadro resta identico a quello delle ultime settimane

BUCAREST - La verità è che Pier Ferdinando Casini non ha alcuna intenzione di porgere la mano al Pdl di Angelino Alfano. Dopo una lunga giornata trascorsa a Bucarest all'insegna del popolarismo europeo, rinchiusi nell'immenso e un po' tetro palazzo che fu di Ceausescu, il quadro resta identico a quello delle ultime settimane. Se mai davvero nascerà una lista per l'Italia, non ci sarà posto per il blocco berlusconiano 'moderato' che milita nel Pdl, al massimo per singoli dirigenti o per una nuova piccola costola del berlusconismo senza Berlusconi.

DAL PDL AMBASCIATORI AD OLTRANZA - Forse per tattica, forse solo per necessità, certo è che l'ala azzurra del Pdl davvero si spende per cercare un 'contatto' con Casini. Ambasciatori ad oltranza come Frattini, uomini chiave del partito in Europa come Mario Mauro, esponenti dell'ala cattolica di via dell'Umiltà, tutti guardano a Pier. Per rendere chiaro lo sforzo - e ancor di più per far comprendere sospetti e diffidenza che lo rendono poco produttivo - basta raccontare quanto si è mosso attorno alla cena organizzata stasera dal board del congresso Ppe, alla quale prenderanno parte Alfano e Casini. Pare che dal Pdl sia partito nei giorni scorsi un insistente pressing sul presidente dei popolari Martens, una richiesta di mediazione per culminare magari in un incontro a margine dell'appuntamento serale. Alfano avrebbe gradito. Meno Casini, secondo alcune fonti all'oscuro fino a questo pomeriggio del tentativo in atto e preoccupato da una photo opportunity con il segretario del Pdl scattata in nome di una ritrovata unità dei moderati. Di più, il leader Udc avrebbe giudicato una tale sortita quasi una trappola (politica, s'intende) ordita da chi non capisce che lo schema proposto da Berlusconi per i moderati italiani al momento non risulta praticabile. E' probabile che alla fine tutto si ridurrà a un generico invito di Martens - fra una portata e un'altra - a non dividere in Patria ciò che in Europa è unito sotto l'accogliente tetto popolare.

BONDI: NO A PREGIUDIZIALI SU BERLUSCONI - «Io credo nell'unità dei moderati, ma non accetterei mai che questa necessaria unità come condizione essenziale di una alternativa da costruire alla sinistra, passi attraverso una pregiudiziale personale nei confronti del presidente Berlusconi». Lo ha dichiarato in una nota il coordinatore del Pdl, Sandro Bondi.
«Sarebbe inaccettabile e perfino immorale, soprattutto se si pensa al fatto che dovremmo accettare questa condizione - ha aggiunto - per raggiungere un accordo con persone che calcano la scena da una vita e che sono in realtà i massimi responsabili della crisi dell'Italia, delle difficoltà incontrate dai governi di centrodestra e infine di una politica ridotta a puro cinismo».

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