Bersani vuole governare, ma Prodi avverte: Con impasse resta Monti
Da Cernobbio parte la volata per il «Monti-bis», il gotha finanziario e imprenditoriale, se ce ne fosse stato bisogno, rende pubblica la propria preferenza per un secondo tempo dell'attuale Governo. E in casa Pd ci si prepara a settimane delicate. Pier Luigi Bersani, parlando con i giornalisti, non fa nomi e cognomi quando lancia il suo allarme su quelli che vogliono «tagliare la strada» al PD
ROMA - Da Cernobbio parte la volata per il 'Monti-bis', il gotha finanziario e imprenditoriale, se ce ne fosse stato bisogno, rende pubblica la propria preferenza per un secondo tempo dell'attuale Governo. E in casa Pd ci si prepara a settimane delicate. Pier Luigi Bersani, parlando con i giornalisti, non fa nomi e cognomi quando lancia il suo allarme su quelli che vogliono «tagliare la strada» al Pd, ma il messaggio pare chiaro: «La sfida è difficile, tutti vorranno tagliarci la strada, tutti da un verso all'altro. Io per me non mi impressiono».
Del resto, a tracciare l'identikit di quelli che vogliono «tagliare la strada» l'ha fatto più volte il quotidiano l'Unità nei mesi scorsi, Massimo D'Alema ne ha parlato pubblicamente più volte e nei colloqui riservati lo stesso segretario si dice convinto che una parte della borghesia e dell'establishment del Paese ha in mente un dopo Berlusconi in cui non sia il Pd a tenere il timone. Una partita che spiega anche quello che sta accadendo sulla legge elettorale e la fermezza di Bersani nel chiedere un premio di governabilità.
PRODI: CON IMPASSE RESTA MONTI - E' Romano Prodi ad offrire una autorevole spiegazione della partita in atto, quando gli chiedono se ci sarà un 'Monti-bis' come chiedono da Cernobbio: «Il mandato a Monti non dipende mica dalla comunità finanziaria che è a Cernobbio, dipenderà da come vanno le elezioni: se c'è un vincitore quello prende il governo, se c'è un'impasse è probabile che si chieda a Monti di prendere il mandato. Se c'è un'impasse credo che Monti sarà ancora disposto a servire il Paese, bene, come ha fatto ancora». Insomma, dice il professore, molto dipenderà dalla legge elettorale.
Che Prodi sia un fautore del bipolarismo è cosa nota, così come sono mesi che i maliziosi spiegano questa sua insistenza anche con le ambizioni che l'ex premier nutrirebbe per il Quirinale, e poco importa da questo punto di vista che lui oggi abbia smentito due volte, perché nessuno ammetterebbe di aver fatto un pensierino al colle. Il Pdl, addirittura, da giorni cerca di attribuire lo stallo sulla legge elettorale proprio alle pressioni di Prodi su Bersani. In realtà, il segretario Pd va ripetendo da mesi che una delle sue condizioni per la riforma è che ci sia un premio di governabilità serio, ovvero, per dirla in bersanese, «bisogna che la sera del voto si sappia chi governerà, sennò ci travolge uno tsunami».
I GIOCHI PER IL DOPO VOTO - La fondatezza dell'analisi di Prodi, del resto, sembra incontrovertibile: sarebbe difficile provare a costruire un 'Monti-bis' sostenuto da centristi, Pd e dall'ala moderata del Pdl se dalle urne uscisse vincente l'alleanza Pd-Sel. Al contrario, con una legge a forte impianto proporzionale, che non spinge nessuno a costruire coalizioni e, soprattutto, che non prevede premi tali da designare un vincitore, i giochi si farebbero tutti dopo il voto e a quel punto i centristi avrebbero ben altro potere contrattuale. Il ragionamento che ieri aveva fatto anche il franceschiniano Antonello Giacomelli, rimproverando a Massimo D'Alema di non avere chiuso la porta all'idea del premio limitato al primo partito e non alla coalizione: «Ho letto l'intervista di D'Alema e condivido con lui che c'è un lavoro imponente e diffuso per favorire un Monti bis e comunque ostile ad un governo di centrosinistra. Proprio per questo però mi sembra incongruo che, nella stessa intervista, si manifesti disponibilità per un modello elettorale che più di altri può creare condizioni di fatto per una ampia coalizione ed un nuovo governo Monti».
RENZI FAVOREVOLE A UN MONTI-BIS? - Si aggiunga che oggi un quotidiano ipotizzava che lo stesso Matteo Renzi potrebbe scegliere di aprire a un 'Monti-bis', voce che il sindaco di Firenze al momento non ha smentito, tanto che il bersaniano Davide Zoggia incalza: «Abbiamo letto sui giornali che Renzi, nel caso vincesse le primarie, vorrebbe passare la mano a Monti. Se fosse vero, viene da chiedersi quale sia il senso della sua candidatura alle primarie».
BERSANI VUOLE IL PREMIO GOVERNABILITÀ - Bersani sa bene che i 'montiani' nel Pd sono tanti e altrettanto è consapevole che la legge elettorale è di grande importanza per indirizzare la partita in un senso o nell'altro. Se si chiede al Nazareno, ci si sente rispondere che la linea ufficiale è quella ribadita da Anna Finocchiaro qualche giorno fa, ovviamente dopo aver fatto il punto con Bersani: no alle preferenze e premio alla coalizione pari al 15%. Il fatto che nel partito ci siano diversi autorevoli dirigenti che sembrano essere disponibili anche ad un compromesso pur di fare la riforma chiaramente non è sfuggito al segretario. Ma, come spiega Nico Stumpo, un altro dei fedelissimi di Bersani, «primo, il Pdl finora non ha fatto nessuna proposta, loro continuano a chiedere preferenze e premio troppo basso. Berlusconi ancora non sa che strategia adottare e prende tempo sulla legge elettorale. Vediamo se e quando arriveranno con una proposta, ma è chiaro che noi sul premio di governabilità non arretriamo nemmeno di un passo».
IL SEGRETARIO VUOLE LE PRIMARIE - Il premio di governabilità, ovviamente, può essere attribuito in tanti modi, se finisse per essere riservato solo al primo partito «obbligherebbe a fare i listoni» Pd-Sel, spiega un dirigente, e soprattutto può essere la risultante del premio vero e proprio e dell'effetto premio dato da collegi piccoli. Quello che appare chiaro è che Bersani non sembra intenzionato a cedere su questo punto. Certo, la questione potrebbe complicarsi se il Pdl trovasse un'intesa al proprio interno e, facendo sponda con l'Udc e la Lega, presentasse un pacchetto al Pd che prevede i collegi e il premio al primo partito, ma un premio non sufficiente a garantire la governabilità. A quel punto per il Pd potrebbe diventare più difficile dire no, questo è almeno il timore di diversi senatori democratici. Ma non a caso il segretario non intende cedere di un millimetro nemmeno sulle primarie, nonostante i tanti timori che diventino un congresso anticipato. Spiega uno dei parlamentari della maggioranza bersaniana: «Lui vuole le primarie perché quando sei stato votato da milioni di persone come candidato premier è più difficile fare finta di niente». Di sicuro, come ha detto oggi il segretario Pd, «Sarà un'operazione difficile. Io per me non mi impressiono, so che di gente onesta e perbene ce n'è tanta e faremo leva su quella gente lì: quella sarà la nostra forza».