18 gennaio 2020
Aggiornato 08:00
Intervista all'«Unità»

Legge elettorale, Napolitano inquieto per i rinvii

Perché non tornare alle urne con la legge del 2005 è «un impegno ormai inderogabile»: così Giorgio Napolitano all'Unità, che pubblica un colloquio con il presidente della Repubblica in partenza ieri da Stromboli per il rientro a Roma

ROMA - «Resto inquieto nel non vedere ancora vicine a un approdo le discussioni su una nuova legge elettorale» perché non tornare alle urne con la legge del 2005 è «un impegno ormai inderogabile»: così Giorgio Napolitano all'Unità, che pubblica un colloquio con il presidente della Repubblica in partenza ieri da Stromboli per il rientro a Roma («parto dopo un soggiorno di poco più di otto giorni, più o meno come lo scorso anno»).

Il colloquio con la giornalista dell'Unità avviene sulla spiaggetta dove il capo dello Stato si è recato in queste mattine per il bagno nelle acque dell'isola vulcanica, fra un ombrellone bianco e i saluti («discreti») dei villeggianti, e volge lo sguardo a «un autunno che già si preannuncia impegnativo».

«Nel partire registro con piacere che c'è stata una schiarita nei rapporti fra il governo e le forze politiche che lo sostengono» dice Napolitano. «Anche nel senso che si è gettato lo sguardo su progetti significativi per i prossimi mesi, quelli di un autunno che già si preannuncia impegnativo».

Centrale resta però il pensiero delle modifiche costituzionali, con un accenno alla «improvvisa virata» sul tema di un «improvvisato cambiamento in senso presidenzialistico», e soprattutto appunto della legge elettorale.

«Resto inquieto nel non vedere ancora vicine a un approdo le discussioni, che procedono fra continui alti e bassi, su una nuova legge elettorale mentre rimane ancora bloccato il progetto di sia pure delimitate modifiche costituzionali che era stato concordato prima di una improvvisa virata sul tema così divisivo di un improvvisato cambiamento in senso presidenzialistico della Costituzione» ha detto il presidente.

Napolitano pensa dunque all'autunno «impegnativo»: «rientrando a Roma» ha detto nel colloquio con l'Unità «cercherò di seguire più da vicino l'evolversi sia della tematica europea e della politica finanziaria ed economica, sia per l'appunto il processo che dovrebbe portare all'attuazione dell'impegno ormai inderogabile di non tornare alle urne con la legge elettorale del 2005».

Il capo dello Stato ha inoltre citato il ricorso alla decretazione d'urgenza e ai voti di fiducia del governo Monti, inquadrandolo nell'emergenza del momento e osservando che è sostenuto finora «dal consapevole riconoscimento della maggioranza delle forze politiche dell'imprescindibile autonomo e decisivo ruolo del Parlamento». Ma Giorgio Napolitano rileva anche come la situazione sarebbe diversa se fossero state approvate «modifiche costituzionali e riforme regolamentari che garantissero un iter più certo e spedito dei disegni di legge ordinari».