2 dicembre 2020
Aggiornato 06:30
La crisi economica

Catricalą: L'accorpamento delle feste avrebbe danneggiato il turismo

Nessuna garanzia sull'incremento di produttivitą,m ma un rischio di impatto negativo sul turismo. QUeste le ragioni che hanno spinto il governo a non intervenire sull'accorpamento delle festivitą, nonostante un decreto legge del governo Berlusconi imponga ogni anno la revisione del calendario

ROMA - Nessuna garanzia sull'incremento di produttivitą,m ma un rischio di impatto negativo sul turismo. Queste le ragioni che hanno spinto il governo a non intervenire sull'accorpamento delle festivitą, nonostante un decreto legge del governo Berlusconi imponga ogni anno la revisione del calendario.
A spiegarlo, il sottosegretario Antonio Catricalą, che ha sottolineato come il decreto dell'agosto scorso prevede che ogni anno un Dpcm stabilisca come accorpare le festivitą gią previste in calendario: «Ad esempio una festa che cada di giovedģ potrebbe essere spostata al venerdģ, lunedģ o addirittura domenica per evitare i 'ponti' che, secondo una teoria, portano meno produttivitą nel sistema italiano». Ma lo stesso decreto «prevede molte limitazioni all'azione del governo: alcune festivitą sono escluse (25 aprile, 2 giugno, ad esempio); non sono accorpabili quelle legate a feste religiose e in particolare quelle concordatarie (ad esempio Ss. Pietro e Paolo, patroni di Roma)».

SI TRATTAVA DI DUE GIORNI ALL'ANNO - Dunque, nel 2012 c'erano «solo tre giorni» da prendere in esame: il primo č «il lunedģ di Pasquetta che rientra nella tradizione e soprattutto cade gią di lunedģ». Dunque «si tratta di soli due giorni all'anno: il 26 dicembre; e poi ci sarebbe da ragionare sui santi Patroni». Il Cdm, ha riferito Catricalą, «ha deciso di far approfondire la materia da 4 ministeri che all'unanimitą hanno raggiunto la conclusione di non proficuitą per motivi giuridici ed economici». Questo perchč «si incide con Dpcm su contratti privati collettivi di lavoro che stabiliscono quando c'č la festivitą nel singolo settore: le feste patronali vengono riconosciute sostanzialmente come retribuite di non lavoro dai contratti collettivi». E poi si andrebbe ad incidere «su tante cittą meno Roma: era possibile accorpare san Gennaro e sant'Ambrogio, ma non i Ss. Pietro e Paolo e questo avrebbe generato un po' di malessere».

RISCHI PER L'INDUSTRIA DEL TURISMO - Ma soprattutto «non c'č alcuna prova di maggiore produttivitą o risparmio di spesa», mentre «l'industria del turismo e alberghiera avrebbe potuto avere un decremento di attivitą da questo accorpamento». Dunque il Cdm «ha deciso di non toccare il calendario per quest'anno e dunque avremo le festivitą che abbiamo sempre avuto. Per quest'anno non se ne parla, per il prossimo anno si vedrą».