28 settembre 2020
Aggiornato 01:30
Il Colle a tutto campo

Il richiamo ai partiti di Napolitano non piace al Pdl

Il PD si schiera con il Quirinale: Parole nette, sagge e inequivocabili. Alfano: Nell'ambito delle riforme costituzionali, qualora il nostro progetto di elezione diretta del presidente della Repubblica da parte dei cittadini non dovesse avere consenso, saremmo pronti a tornare alla bozza originaria

ROMA - Il richiamo a tutto campo lanciato questa mattina dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, volto a sancire la data delle politiche, primavera del 2013, e l'importanza di proseguire nel dialogo per «riforme possibili» allentando le tensioni eccessive degli ultimi giorni, ha turbato i già provati nervi delle forze politiche. I più 'toccati' dalle parole del capo dello Stato sono stati i vertici del Pdl, segretario Angelino Alfano in testa, convinto che la proposta dell'elezione diretta del capo dello Stato rientri «nello spirito di un quadro di riforme potenzialmente condivise».

Alfano rivendica «l'autonomia del Parlamento» - Non solo: Alfano ha rivendicato «l'autonomia del Parlamento», ma ha anche fatto sapere che, «nell'ambito delle riforme costituzionali, qualora il nostro progetto di elezione diretta del presidente della Repubblica da parte dei cittadini non dovesse avere consenso, saremmo pronti a tornare alla bozza originaria». Anche il capogruppo pidiellino alla Camera, Fabrizio Cicchitto, ha rivendicato lo «spazio di manovra» riservato a Camera e Senato su «legge elettorale e riforme». «L'autonoma determinazione dei partiti e la libera dialettica parlamentare - ha detto - non possono essere annullati o eterogestiti attraverso interventi fatti al di fuori della normalità del confronto in Parlamento». D'accordo con lui anche il presidente dei Senato del Pdl, Maurizio Gasparri. «Non sarebbe immaginabile - ha sottolineato parlando delle riforme costituzionali in discussione al Senato - limitare il diritto dei parlamentari di rafforzare i meccanismi di democrazia diretta». In serata, però, il segretario del Pdl, Angelino Alfano, ha ridimensionato le uscite dei suoi.

Chi invece ha apprezzato tout court l'intervento del Colle è stato il Pd. Secondo la capogruppo dei Democratici al Senato, Anna Finocchiaro, «stridono la saggezza e l'equilibrio usati dal presidente della Repubblica nella sua nota di oggi sulle riforme con l'arroganza che Pdl e Lega hanno usato ieri nell'aula di Palazzo Madama e oggi nelle loro dichiarazioni».
«Le parole del presidente della Repubblica - ha aggiunto la senatrice - sono oggettive, nette, sagge ed inequivocabili.» Stessi toni anche per il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini. «Il pensiero del capo dello Stato è noto e coerente»: Napolitano «ha sempre sollecitato i partiti a tenere fede all'impegno solenne assunto durante le consultazioni e cioè quello di occuparsi delle riforme istituzionali in Parlamento, mentre il Governo doveva occuparsi del risanamento».

Maroni: Il Parlamento è sovrano - Sul fronte leghista, invece, le parole di Napolitano hanno fatto reagire il segretario in pectore, Roberto Maroni, che ha definito «stravaganti» le parole del presidente della Repubblica sulle difficoltà di approvare le riforme costituzionali che prevedono l'introduzione del senato federale e l'elezione diretta del presidente della Repubblica. «Mi hanno sorpreso le dichiarazioni del presidente della Repubblica - ha detto l'ex ministro leghista - perché i tempi ci sono. Volendo si può fare, il Parlamento è sovrano, non vedo come il presidente della Repubblica possa dire che non ci sono i tempi. Dice una cosa strana».

D'Alia: Approvare l'accordo di maggioranza - A chiudere il cerchio dei 'chiamati in causa' il presidente dei senatori dell'Udc, Giampiero D'Alia, secondo cui sarebbe un «errore madornale lasciar cadere nel vuoto l'appello del presidente Napolitano».
«Se veramente le forze politiche vogliono dare una prospettiva di riforme a questo Paese - ha aggiunto D'Alia - non hanno che da approvare l'accordo che prevedeva la riduzione dei parlamentari, il rafforzamento dei poteri del premier e il superamento del bicameralismo perfetto. Il resto - ha detto - sono solo fughe in avanti tanto inutili, quanto dannose».

Fini: Sarebbe auspicabile che le riforme avessero un consenso molto ampio in Parlamento - Della partita riforme, infine, anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini, secondo cui Napolitano «ha voluto mettere in guardia le forze politiche dalla tentazione, che forse qualcuno ha, di approvare riforme importanti e radicali della Costituzione senza disporre di una solida e larga maggioranza».
«La Costituzione può essere modificata, ovviamente, ma soprattutto a fine legislatura - ha aggiunto il leader di Fli - sarebbe auspicabile che le riforme avessero un consenso molto ampio in Parlamento». Ma, ha osservato Fini, questo consenso non è molto ampio «su alcune ipotesi di riforma», almeno «al momento».