31 marzo 2020
Aggiornato 02:30
Sciolta l'assemblea e tutto ció che restava

Si «scioglie» la Margherita, ma resta il caso Lusi

Azzerati organi e cariche, ratificato il bilancio finale e dato mandato a tre liquidatori di concludere ogni questione aperta. Quel che resta dei soldi tornerà allo Stato. Rutelli: Mi scuso. Parisi: Colpo di Stato interno

ROMA - Sciolta l'assemblea e tutto ció che restava della Margherita, azzerati organi e cariche, ratificato il bilancio finale e dato mandato a tre liquidatori di concludere 'ogni questione aperta'. Del partito, nato nel 2000, resta ormai solo lo scandalo Lusi, storia di malversazioni di cui sará la magistratura a dover scrivere l'epilogo. Una storia, quella del tesoriere infedele, che ha ingannato tutti, soprattutto Francesco Rutelli ed Enzo Bianco, rispettivamente da oggi ex presidente del partito ed ex presidente dell'assemblea: si sono «scusati» per la vergogna di ció che è successo, al pari di Pierluigi Castagnetti e Franco Marini, fra i pochi big a partecipare all'assemblea e ad avere il coraggio di affrontare i cronisti lasciati 6 ore su un marciapiede.

Lavori a porte chiuse - I lavori dell'assemblea si sono infatti svolti a porte chiuse, dopo un voto praticamente unanime che ha detto no alla richiesta di aprirli alla stampa. Una scelta che Rutelli in pubblico ha contestato, ma che, essendo stata presa dall'organo sovrano, è stata incontrovertibile.

228 milioni di euro ricavati dal 2001 al 2010 - Così, all'auditorium dell'Antoniano di Roma, i tecnici revisori della Kpmg hanno snocciolato cifre su cifre, andando a rendicontare quasi tutti i circa 228 milioni di euro ricavati dalla Margherita dal 2001 al 2010: circa 176,5 sono stati regolarmente spesi, gli altri, a parte quelli rimasti in cassa, sono finiti in tasca a Lusi o in spese non documentate. Nel dettaglio, dei 26,3 milioni circa di rettifiche al bilancio, 13,6 sono finiti nelle casse della società TTT creata ad hoc dall'ex tesoriere e 12,7 in spese non rendicontate.

Quel che resta tornerà allo Stato - Quel che resta, l'assemblea ha deliberato che venga restituito allo Stato, eccezion fatta per quel che serve a rilanciare Europa, il quotidiano dell'ex partito. Nel dettaglio, 5 milioni andranno immediatamente nelle casse dello Stato, 2 milioni resteranno patrimonio del partito fino alla fine di ogni vertenza, al pari dei 5 milioni che costituiranno il fondo di garanzia. Una volta terminate le questioni legali, anche questi denari verranno resi allo Stato.
Tre milioni andranno invece a un fondo per il rilancio di Europa, che vanno sommati ad altrettanti che la Margherita ha in pancia per finanziare l'attività politica delle donne, ai sensi della legge 157/99. Altri due milioni saranno gestiti dal quotidiano, uno dal collegio di liquidatori nominato oggi dall'Assemblea, che ha istituito anche un comitato di garanti. Saranno questi due organismi che si occuperanno anche di seguire gli sviluppi del caso Lusi e di restituire allo Stato quanto eventualmente recuperato.

Parisi grida allo scandalo - Se questi numeri pongono fine alla querelle finanziaria, resta aperta ancora la partita politica. Oggi infatti Arturo Parisi, da sempre 'minoranza interna' ai Dl, ha gridato allo scandalo, denunciando che l'appuntamento è stato organizzato con convocazioni tali da «garantire una maggioranza guidata e fedele ai vertici», che semplicemente ratificasse un copione già scritto con «modalità da colpo di Stato». Secca e seccata la replica di Rutelli: «Non ricordo un congresso della Margherita da cui Parisi non sia allontanato protestando. Un colpo di stato è quando una minoranza prende il potere, non quando avviene il contrario»

Solo 3 voti contrari - Le votazioni paiono dare ragione all'ex presidente: quella che ha ratificato il bilancio e sciolto il partito si è conclusa con 86 voti a favore, 3 contrari e 1 astenuto, Pierluigi Castagnetti, che ha dichiarato di non aver avuto modo di leggere il bilancio e di non voler votare qualcosa che non conosceva.

Secondo Neri, Rutelli doveva essere espulso - Anche Luciano Neri ha protestato come annunciato, scagliandosi contro le modalità di convocazione dell'assemblea e per il fatto che i bilanci non erano stati distribuiti ai membri dell'assemblea, sottolineando, in più, l'incompatibilità di Rutelli con il ruolo di presidente della Margherita. «Ha fondato un nuovo partito, contrario agli impegni statutari della Margherita e avversario politico del centrosinistra». Secondo Neri, doveva essere espulso. Anche a queste obiezioni Rutelli ha risposto: «la delibera della mia espulsione è stata respinta a larghissima maggioranza dall'assemblea e i bilanci erano depositati, bastava andarli a guardare».

Resta il caso Lusi - Insomma, la storia politica della Margherita, accuse e rinfacci a parte, è finita oggi. Per dirla con le parole di Franco Marini, si è «cercato di chiudere con dignità». Ora manca la parte giudiziaria, l'inchiesta su Lusi. Un primo colpo di teatro potrebbe esserci già mercoledì prossimo, quando il Senato sarà chiamato a votare sulla richiesta d'arresto a carico dell'ex tesoriere. Con l'incognita del voto segreto, che già ha 'salvato' dagli arresti domiciliari il senatore pidiellino Sergio De Gregorio, ribaltando il primo voto favorevole della Giunta, e potrebbe riservare un esito analogo per Lusi, a carico del quale i pm romani hanno chiesto il carcere accusandolo di associazione a delinquere.

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