24 agosto 2019
Aggiornato 17:30
Conferenza nazionale per la cittadinanza

Immigrati: Riccardi, ius sanguinis antiquato, doveroso cambiarlo

Il Ministro dell'Integrazione e cooperazione: Grave che non riconosciamo integrazione avvenuta nella società. Tema cittadinanza è pilastro dell'Italia di domani

ROMA - «Il nostro antiquato 'ius sanguinis' non è in grado di accordarsi con il battito profondo del cuore della società». Con queste parole il ministro dell'Integrazione e cooperazione, Andrea Riccardi, intervenendo alla Camera alla 'Conferenza nazionale per la Cittadinanza', organizzata da 'L'Italia sono anch'io', Comitato promotore nazionale della Campagna per i diritti di Cittadinanza, è tornato a chiedere la modifica della legge sulla cittadinanza che, ha osservato, appartiene a «un'altra era geologica» proponendo lo «ius culturae, l'ottenimento della cittadinanza per i minori stranieri che hanno frequentato un ciclo scolastico in Italia».

Facilitare l'ottenimento della cittadinanza è un atto doveroso - «Questa campagna - ha detto Riccardi - le firme raccolte, questa conferenza ci spingono a riflettere ancora una volta sulla sfida di fare gli italiani: è una vecchia battaglia nella nostra storia nazionale che ci accompagna da 150 anni. Quante volte abbiamo fatto un'Italia troppo stretta da cui una parte degli italiani sono stati esclusi? L'Italia del XXI secolo deve essere un'Italia sulla taglia giusta, in cui noi facciamo gli italiani e riconosciamo italiani quelli che sono italiani. L'integrazione è già avvenuta nella scuola ma che noi non vogliamo riconoscere da un punto di vista legale. Noi non riconosciamo giuridicamente quello che già è avvenuto nel paese reale, è una grave responsabilità non riconoscere legalmente l'integrazione già avvenuta nei percorsi normali nel paese, è una responsabilità che ci assumiamo. Facilitare l'ottenimento della cittadinanza è un atto doveroso, è interesse nazionale».

Tema cittadinanza è pilastro dell'Italia di domani - «Noi li chiamiamo stranieri o figli di stranieri ma non sono figli nostri? Figli della nostra cultura», ha chiesto Riccardi. «Sancire giuridicamente quello che già loro vivono- ha proseguito - è un discorso giusto, è interesse nazionale. Facilitare l'ottenimento della cittadinanza è un atto doveroso e un grande esperimento di speranza per il nostro paese perché fanno già parte di noi, non riconoscerli come tali è esclusione».
Riccardi ha ricordato «la martellante coerenza» di Fini sul tema, gli appelli di Napolitano. «E' un peccato - ha aggiunto - che in Parlamento si sia determinata una certa impasse legislativa forse per timore che lo 'ius soli' puro finisca per essere troppo estensivo. L'impasse può essere superato da una volontà politica coerente e da una capacità di guardare alla società politica di domani».
«La nostra legge sulla cittadinanza - ha concluso il Ministro - è stata scritta in un'altra era geologica, oggi dobbiamo rendere il paese legale più aderente al paese reale. La questione della cittadinanza è uno dei pilastri dell'architettura dell'Italia di domani».