27 febbraio 2020
Aggiornato 22:30
Il Premier intervistato da «Famiglia Cristiana»

Governo: Monti, nei fatti la patrimoniale c'è stata

Il Presidente del Consiglio: Più esplicita non si poteva. Ius soli? Non scompagino la maggioranza. Sono stupito e profondamente addolorato da quello che leggo sulle vicende vaticane

ROMA - «Dei tre termini: rigore, equità e crescita, quello che per ora meno si è esplicitato è la crescita, che andrà in onda nei mesi prossimi. In realtà, ci sono due problemi. Uno è di comunicazione. L'altro è che per il cittadino è facile capire che si stava andando verso una situazione greca, ma è ben difficile rendersi conto dell'equità o dell'iniquità di una Manovra. La mia convinzione è che abbiamo fatto molto sul piano dell'equità». Se ne è detto certo il Premier Mario Monti che, intervistato dal direttore di Famiglia Cristiana don Antonio Sciortino per il settimanale cattolico, ha voluto sottolineare aver realizzato nei fatti qualcosa di molto simile a una tassa patrimoniale, pur senza configurarla sistematicamente tale.

Nei fatti la patrimoniale c'è stata - Certamente si riconosce al Governo un inedito impegno sul piano della lotta all'evasione fiscale, ma non era il caso di imporre una tassa sui grandi patrimoni? «L'abbiamo in gran parte realizzata. Abbiamo - ha risposto Monti a Famiglia Cristiana - anzitutto, messo un'imposta di bollo su certi tipi di attività finanziaria, che in passato ne erano esenti. Abbiamo assoggettato a maggiore tassazione il patrimonio immobiliare. Quella sui capitali scudati è, chiaramente, un'imposta patrimoniale. Abbiamo gravato di più le macchine di lusso, gli aerei, le barche. Perché non abbiamo fatto un'imposta sulle 'grandi fortune' come la chiamano in Francia? Perché non si poteva. Si sarebbe dovuto lavorare per due anni per acquisire le basi statistiche conoscitive. Meglio, allora, un'imposizione patrimoniale abbastanza completa, come quella che abbiamo fatto. Piuttosto che dichiarare: faremo tra un anno, due anni, una bella imposta sulle grandi fortune, alla francese, senza poterla fare nel presente. Avremmo ottenuto solo che i capitali sarebbero scappati».

Ius soli? Non scompagino la maggioranza - E sulla cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia? «È una questione che, personalmente, sento molto», risponde Monti, «Però, ho avuto un mandato che è, essenzialmente, quello che i Governi politici avevano ritenuto di non essere più in grado di fare, in quelle drammatiche circostanze: assicurare un risanamento all'economia italiana».
«Se fosse risolto il problema della cittadinanza dei minori figli di stranieri, al prezzo di scompaginare la maggioranza di Governo e del risanamento dell'economia italiana, potrei avere una soddisfazione intima morale, ma considererei fallito il mio mandato. Forse, sono troppo pragmatico».

Vicende dolorose per il Papa e per molte persone - «Nelle diverse occasioni di incontro con il Papa, mi sembra che fin dall'inizio si sia stabilito un solido e diretto rapporto sul piano delle relazioni istituzionali. Vi è poi una componente profonda di vicinanza, che è per me fonte di incoraggiamento e di sostegno. E che, se permettete, si colloca in una sfera personale».
«Certamente - ha proseguito il Premier in risposta ad una domanda sui 'corvi' in Vaticano - sono stupito e profondamente addolorato da quello che leggo sulle vicende vaticane. Sono addolorato perché, in sé, sono vicende dolorose. Ma anche perché penso (senza poter avere la minima idea, ovviamente, né compete a me di averla, sui fatti) al moltissimo dolore che questo getta, almeno temporaneamente, su molte persone. E al dolore che questo ha provocato alla persona e nel cuore del Santo Padre. Pur essendo la persona e il cuore di grande solidità. E non solo di grande dolcezza».