13 novembre 2019
Aggiornato 03:00
Finanza vaticana

«Avvenire» pro Gotti Tedeschi, partita aperta sull'IOR

Sono sole poche righe, ma nel linguaggio ecclesiale possono segnalare un posizionamento, che il giornale della CEI ha dedicato al presidente dello Ior sfiduciato dal «board» della banca vaticana a valle di un crescente dissidio con la segreteria di Stato del cardinale Tarcisio Bertone

CITTÀ DEL VATICANO - Sono sole poche righe, ma nel linguaggio ecclesiale possono segnalare un posizionamento, o quanto meno una presa di distanze. Sono le righe che il direttore di Avvenire, il giornale della Cei, ha dedicato oggi a Ettore Gotti Tedeschi, il presidente dello Ior sfiduciato dal 'board' della banca vaticana a valle di un crescente dissidio con la segreteria di Stato del cardinale Tarcisio Bertone. Parole di apprezzamento che marcano un'altra incrinatura nella convulsa vita che attraversa in questi giorni la Chiesa.

Molti lettori scrivono in questi giorni ad Avvenire per esprimere «amore per la Chiesa e per il Papa, sconcerto e dolore, razionalità e passione, amarezza e speranza, indignazione e preghiera» dopo lo scandalo della fuga di notizie (Vatileaks) e l'arresto del maggiordomo di Benedetto XVI. Uno di loro parla di Gotti Tedeschi e lo collega ad un'altra vicenda tanto clamorosa quanto indicativa delle frizioni che all'epoca emersero tra Conferenza episcopale italiana e Santa Sede: «Dopo la sofferta intervista rilasciata a Tv2000 dall'eccellente cattolico Dino Boffo in merito alla sua vicenda personale - scrive il lettore - bisogna tornare a registrare un'altra amarezza che si somma alle molte di questi giorni: le forzate dimissioni del presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi. Mi permetta di essere del tutto scettico sulle motivazioni addotte per defenestrare l'economista ed esperto di banche che si era messo al servizio del Vaticano». Seguono elogi all'ormai ex presidente dello Ior, alle quali il direttore Marco Tarquinio risponde: «Anch'io stimo molto Ettore Gotti Tedeschi. Nel mio lavoro di giornalista ho avuto modo di conoscerne il valore professionale, la dedizione e la generosità nel tentare, in diversi campi, di risolvere in modo limpido i problemi aperti guardando sempre a un bene più grande. E da cattolico annoto che, pur in un momento di grande sofferenza personale, il suo costante, delicato e prioritario pensiero è stato ed è per Papa Benedetto. Penso - conclude Tarquinio - che questo confermi su di lui qualcosa di importante».

Il direttore di Avvenire è giornalista indipendente e non esprime la posizione ufficiale della Cei. La riprova, se ce ne fosse bisogno, è che proprio pochi giorni fa, interpellato proprio sulla recente intervista di Boffo e sulla sua polemica con il direttore dell'Osservatore Romano Giovanni Maria Vian, il presidente dei vescovi italiani, card. Angelo Bagnasco, ha risposto, secco: «Ognuno è responsabile di quello che dice, se c'è qualcosa da chiedere di ulteriore bisognerà farlo, con l'uno o con l'altro, se si ritiene». Non c'è, insomma, un endorsement della causa di Gotti Tedeschi da parte della Cei. Ma è comunque sintomatica - e non è passata inosservata in Vaticano - la nettezza del giornale dell'episcopato italiano esprime pubblico apprezzamento all'uomo 'scaricato' dal Vaticano.

La partita sullo Ior è stata, negli ultimi giorni, senza esclusione di colpi. Giovedì, quando si sono diffuse le prime voci sulle «dimissioni» di Gotti Tedeschi, il consiglio di sovrintendenza dell'Istituto per le opere di religione ha confermato - con un comunicato inusualmente duro - la «sfiducia» all'unanimità «per non avere svolto varie funzioni di primaria importanza per il suo ufficio». A chi ha avuto modo di parlargli, Gotti Tedeschi ha invece spiegato di aver pagato il suo impegno per la trasparenza sulle norme anti-riciclaggio e il dissidio con il card. Bertone sull'acquisto, poi sfumato, dell'ospedale San Raffaele. Il giorno dopo, con interviste a 'Corriere della sera' e 'Stampa', Carl Anderson, membro del 'board' dello Ior, ha dettagliato le dure critiche all'origine del siluramento di Gotti Tedeschi. Il quale per ora non parla, ma potrebbe riservarsi in futuro di farsi valere, mettendo nero su bianco una sorta di memoria difensiva da recapitare al Papa.

Il consiglio che ha sfiduciato Gotti Tedeschi in realtà è composto da laici e - lo ha rivendicato lo stesso Anderson - ha agito in autonomia dai cardinali che nominano lo stesso 'board'. Oltre ad Anderson, leader del facoltoso movimento statunitense dei Cavalieri di Colombo, esso è composto da Ronaldo Hermann Schmitz, vicepresidente ed ex ad della Deutsche Bank, Manuel Soto Serrano del Banco Santander e Antonio Maria Marocco, notaio torinese. La presidenza ad interim è stata affidata a Schmitz. Ma la commissione cardinalizia di vigilanza dello Ior, che si è riunita venerdì, non ha emesso nessun comunicato finale. Composta dai cardinali Bertone, Nicora, Tauran, Toppo e Scherer, essa ha «preso atto» della sfiducia di Gotti Tedeschi, ha riferito oggi il portavoce vaticano Federico Lombardi. In passato, del resto, non sono mancati dissidi - ad esempio sulla normativa anti-riciclaggio - tra Bertone e Nicora. Al momento non è chiaro quando lo Ior troverà un nuovo presidente stabile che aiuti l'istituto ad aderire alle normative internazionali ed entrare nella «white list» dei paesi conformi agli standard anti-riciclaggio. Interpellato dai cronisti, Lombardi si è limitato a dire che «non risulta in calendario» la prossima riunione, che però «prima o poi» avrà luogo per stabilire i «passi ulteriori di ridefinizione dell'assetto dello Ior» e della sua «governance».

Per la successione a Gotti Tedeschi non ci sono ancora decisioni. Un'opzione è che venga confermata la presidenza di Schmitz. Un altro possibile candidato di fama internazionale, cattolico, tedesco come il Papa, sarebbe l'ex presidente della Bundesbank Hans Tietmeyer, volto noto in Vaticano, ma molto anziano e da tempo fuori dai giochi. Pare improbabile, sebbene il suo nome sia stato ventilato in alcuni ambienti politici romani, l'ascesa dell'ex gran capo delle Generali Cesare Geronzi. Infine non sarebbe sgradito a Bertone Antonio Maria Marocco, subentrato nel 2011 a Giovanni De Censi del Credito Valtellinese, dopo la vicenda che portò la procura di Roma a sequestrare un fondo dello Ior depositato presso il Credito Agricolo e all'iscrizione nel registro degli indagati di Gotti Tedeschi e del direttore generale dello Ior Paolo Cipriani. Una lista ufficiale di candidati, ad ogni modo, non c'è. E la partita è più che aperta.