3 dicembre 2020
Aggiornato 08:00
La riforma del CSM

CSM, Monti chiude il caso Catricalà

Il premier chiude il caso sollevato da Repubblica, che ha dato conto dell'ipotesi di assegnare ai membri laici, di nomina politica, la maggioranza nella sezione disciplinare dell'organo di autocontrollo della magistratura. Palazzo Chigi smentisce ipotesi dimissioni, tensione Pd-Pdl

ROMA - Due note in due giorni: la prima per dire che il governo non pensava affatto a riformare per legge ordinaria la sezione disciplinare del Csm, la seconda - oggi - per smontare la ridda di voci e di polemiche sull'operato di Antonio Catricalà. Il premier Mario Monti chiude così il caso sollevato da Repubblica, che ha dato conto dell'ipotesi di assegnare ai membri laici, di nomina politica, la maggioranza nella sezione disciplinare dell'organo di autocontrollo della magistratura.

«Confermo al sottosegretario Antonio Catricalà la mia piena fiducia, ritenendo corretta la sua gestione del dossier», mette nero su bianco Monti. Perchè da palazzo Chigi smentiscono assolutamente che la tempistica della vicenda 'nasconda' dissidi e scontri tra il premier e il suo sottosegretario, che a palazzo Chigi ha ereditato il ruolo di Gianni Letta e che proprio a Letta e ad ambienti del Pdl è vicino. La nota ufficiale di Monti spiega che «è chiaro infatti che deve esistere una fase di studio e riflessione prima che il Presidente del Consiglio assuma la propria determinazione politica. Su questo, così come sulle altre materie, il sottosegretario Catricalà mi ha riferito tempestivamente e quando gli ho comunicato il mio orientamento lo ha immediatamente recepito». Una versione accreditata anche dal ministro Guardasigilli Paola Severino, che ha parlato di «parere preliminare», di «bozza di riforma» su cui ha espresso un parere contrario: un tema dunque «chiarito» e che va «sfrondata da spettacolarizzazioni».

Un'ufficialità che fonti di palazzo Chigi arricchiscono spiegando che nel governo «c'è libertà di pensiero e autonomia di azione», e che nel momento in cui il premier ha preso la sua decisione, l'iniziativa del sottosegretario si è fermata. La voce di dimissioni offerte da Catricalà viene quindi smentita seccamente dallo staff di Monti. Anzi, l'origine della nota è dettata «esclusivamente» dalla volontà di porre fine ad una polemica «inesistente». Perchè altrimenti, assicurano, «della nota non ci sarebbe stato assolutamente bisogno». Così come «non c'è stato alcunché nel comportamento di Catricalà che giustificasse l'offerta di dimissioni, che infatti non è avvenuta».

Ma al di là del caso Catricalà, la vicenda ha dimostrato ancora una volta quanto il tema giustizia sia esplosivo per la 'strana' maggioranza che sostiene il governo dei tecnici. Perchè dal Pdl, con il presidente della commissione Giustizia del Senato Filippo Berselli, la bozza Catricalà viene condivisa «nel merito e nel metodo». Nel pomeriggio invece il responsabile Giustizia del Pd Andrea Orlando preannunciava un'interrogazione per capire i presupposti dell'iniziativa di Catricalà: «Stupisce che davanti ai tanti e urgenti problemi della giustizia italiana si sia tentato di affrontare questioni così delicate con metodi davvero discutibili». Chi insiste invece per le dimissioni è il leader dell'Idv Antonio Di Pietro, che sul suo blog ironizza: «Tra Monti e Catricalà uno dei due racconta balle», ma in Italia «non si dimette mai nessuno...».