14 luglio 2020
Aggiornato 01:00
La parola alla Giunta del Senato

Lavitola, chiesto l'arresto per De Gregorio

I faldoni dell'inchiesta Lavitola-De Gregorio sono arrivati al Senato e dalla presidenza sono transitati dritti dritti sul tavolo del presidente della Giunta, Marco Follini. Prima riunione mercoledì. Lui si difende: Sono perseguitato

ROMA - Doveva partecipare a un convegno per presentare i diari di Manlio Brosio, unico italiano della storia segretario generale della Nato, ma il senatore Sergio De Gregorio, presidente della Delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare del Patto Atlantico, anzichè gli onori della ribalta oggi ha dovuto affrontare un avviso di custodia cautelare agli arresti domiciliari, un foglio giudiziario che gli contestava, tra gli altri, il reato di associazione per delinquere legata ai fondi per l'editoria. Insieme a lui,

De Gregorio: Sono perseguitato - E quindi, l'ex presidente della commissione Difesa, transfuga dall'Idv a Forza Italia il giorno dopo l'elezione, anzichè al convegno sulla politica atlantica negli anni '70 è finito nel «solito» salotto di Porta a Porta a spiegare che «c'è della cattiveria nella richiesta dei pm contro di me, anche perchè per eventi relativi al 2006 non c'è nessuna ragione di custodia cautelare», visto che il senatore si è detto non intenzionato a scappare o a inquinare le prove o men che meno a reiterare il reato.

Mercoledì prima riunione di Giunta - Eppure, nonostante le dichiarate buone intenzione e l'accorata autodifesa, sotto forma di una lunga lettera aperta inviata a tutti i componenti della Giunta per le Immunità, i faldoni dell'inchiesta Lavitola-De Gregorio sono arrivati al Senato e dalla presidenza sono transitati dritti dritti sul tavolo del presidente della Giunta, Marco Follini, il quale ha assicurato che la vicenda verrà trattata in una seduta già questa settimana. Facile supporre che sia mercoledì, visto che l'organismo era già convocato per altre questioni.

In realtà, l'iter della pratica sarà «piuttosto lungo», perchè, ragiona il senatore Idv Luigi Ligotti, dovrà essere nominato un relatore, ci dovrà «essere un'audizione del senatore», una pronuncia della Giunta e infine un voto in Aula. E c'è più d'uno pronto a scommettere che alla fine sia il parere della Giunta che il voto dell'Aula diranno di «no» alla richiesta dei pm di Napoli Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli ed Henry J. Woodcock, confermata dal gip Dario Gallo. Il nodo, però, è ora quello di scegliere il relatore, che probabilmente sarà un senatore del Pd (Felice Casson e Sanna i due «papabili»). Poi, la giunta dovrà deliberare se nell'inchiesta napoletana è riscontrabile fumus persecutionis nei confronti del senatore.

E proprio sulla persecuzione De Gregorio ha già puntato la sua linea di difesa. Oggi infatti ha fatto recapitare a tutti i colleghi in giunta una lettera dal titolo emblematico: 'Lettera aperta di un Senatore massacrato da una giustizia ingiusta'. Nelle quattro pagine, De Gregorio si difende soprattutto dall'accusa di aver ricevuto denaro per il suo passaggio dall'Idv a Forza Italia, scelta che fissò in due voti la risicata maggioranza dell'allora governo Prodi a palazzo Madama. In buona sintesi, De Gregorio racconta che la sua candidatura in Parlamento nel 2006 fu bloccata dall'allora coordinatore campano di Fi Martuscello e che lui stesso venne «a lungo corteggiato da Di Pietro», tanto che accettò di candidarsi «pur non avendo mai sottoscritto il programma dell'Ulivo».
Ad elezione avvenuta, De Gregorio spiega di essere stato contattato, con una richiesta di incontro, «da Berlusconi in persona, che si disse rammaricato - scrive il senatore - per quanto mi era accaduto. Ma il mio cuore batteva ancora per Forza Italia e non trascorse molto tempo prima che un mio dissidio con Di Pietro dilaniasse il rapporto. Scelsi così di tornare a casa mia (in Forza Italia, ndr.) accettando le accuse pubbliche di voltagabbana e traditore». Liquidata così l'accusa di aver preso denaro per cambiare casacca in parlamento, De Gregorio si difende anche dalle accuse di essere socio nemmeno troppo occulto di Walter Lavitola e dell'Avanti!.

«Roba vecchia» - «Ho già dimostrato - scrive De Gregorio - che non c'è un solo atto contabile legato alla mia collaborazione imprenditoriale con 'l'Avanti' che non si interrompa nel 2006, anno della mia prima elezione in Senato». Insomma, «roba vecchia» che torna fuori «per la volontà della magistratura di celebrare processi mediatici». Ecco perchè De Gregorio invita «il Senato a concedere l'autorizzazione alla perquisizione» dei documenti sulla sua attività con l'Avanti!. «Combatterò in tutte le sedi - conclude quindi De Gregorio - perchè io possa restare incensurato».