30 marzo 2020
Aggiornato 12:00
Lunga intervista al settimanale Panorama

Lusi, Consorte: Anomalo che il vertice dellla Margherita non sapesse

L'ex Presidente di Unipol, re della finanza rossa, contribuii a evitare la bancarotta dei DS e a salvare «Unità»: Fra debiti e fideiussioni abbiamo transato con le banche circa 250 milioni di euro. Lusi: Mi difendo nel processo, no ad insulti contro di me

ROMA - «Per esperienza diretta, trovo anomalo che l'attività di un tesoriere sia sconosciuta ai vertici del partito». Così, in una lunga intervista a Panorama, che la pubblica nel numero in edicola da domani, l'ex presidente di Unipol, Giovanni Consorte parla del caso che ha coinvolto l'ex tesoriere della Margherita, Luigi Lusi.

Ho salvato i DS dalla bancarotta - L'ex re della finanza rossa, protagonista nel 2005 della tentata scalata a Bnl, svela a Panorama quale sia stata la sua «esperienza diretta» con la Quercia. «Tra il 2000 e il 2005, chiamato dal partito, mi sono occupato della ristrutturazione del debito dei Ds» dice Consorte. «Ho contribuito a salvarli dalla bancarotta». Il manager racconta di aver avuto un centinaio di incontri «tutti documentabili» con i vertici diessini: l'ex segretario Piero Fassino, l'allora tesoriere Ugo Sposetti, Massimo D'Alema e Nicola La Torre. «Alla fine del lavoro, che venne pagato 150 mila euro alla merchant bank di Unipol, Fassino disse a me e al mio vice, Ivano Sacchetti: «potete fare i senatori». Magari però scherzava?». «Fra debiti e fideiussioni abbiamo transato con le banche circa 250 milioni di euro», ha detto.
Consorte spiega di essere intervenuto anche per salvare il giornale del partito, L'Unità: «Azzerammo oltre 50 milioni di euro di debiti, altri 67 milioni di fideiussioni e 56 milioni che il quotidiano doveva ai creditori. Complessivamente 173 milioni di euro». Nell'intervista a Panorama, l'ex numero uno di Unipol afferma di aver visto in quel periodo più volte anche il leader del Pd, Pier Luigi Bersani: «Con lui - dice Consorte - valutammo l'entrata dell'Unipol nell'operazione Telecom a fianco di Roberto Colaninno».

Lusi: Mi difendo nel processo, no ad insulti contro di me - «Da tempo avverto l'esigenza di un incontro pubblico nel quale, pur non potendo - per il rispetto dovuto ai magistrati inquirenti - affrontare il merito delle vicende che mi vedono coinvolto in qualità di indagato, venga chiarito tutto il possibile e rettificato tutto ciò che c'è da rettificare». Così afferma in una nota l'ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi, indagato dalla Procura di Roma per appropriazione indebita, in relazione ad un ammanco di circa 20 milioni di euro dal rendiconto del partito.
«Allo stato, oggi, per i motivi anzidetti, questo passo non è ancora possibile - continua - E' mia ferma volontà difendermi nel processo e non dal processo. Considero mio diritto non essere insultato, intimidito, ed essere trattato come ogni indagato nel corso delle indagini preliminari».
Lusi poi aggiunge: «Ritengo doveroso che dalle vicende che mi riguardano venga tenuta lontana la mia intera famiglia, soprattutto i miei figli, estranei ed incolpevoli rispetto alle vicende che mi coinvolgono. Nego con grande forza di aver mai fornito documenti, atti interessanti il procedimento in corso o documenti ad esso collegati, a giornalisti che ne avrebbero poi diffuso i contenuti con mezzi di informazione».

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