31 maggio 2020
Aggiornato 05:30
Il provvedimento all'esame del Senato

Giustizia: CSM, responsabilità Toghe può condizionarle

Plenum: Tutelare l'autonomia e l'indipendenza della Magistratura. Penalisti: Dal CSM tentativo di condizionare il Parlamento. Mantovano: Il CSM si pone come organo interdittivo delle Camere. OUA: Avvocati in sciopero vogliono una vera riforma

ROMA - Il plenum del Consiglio superiore della magistratura ha bocciato, con 19 voti favorevoli, 3 contrari e un astenuto, la responsabilità civile diretta dei magistrati, ipotesi introdotta nella legge Comunitaria approvata alla Camera e attualmente all'esame del Senato.
Nella delibera approvata dal plenum viene richiamata una sentenza della Corte costituzionale (n. 18/89) che «evidenzia l'esigenza di tutelare l'autonomia e l'indipendenza della Magistratura (...) quale presidio indispensabile per la tutela dei diritti fondamentali di ciascuno». Secondo l'organo di autogoverno «di fronte alla praticabilità ampia dell'azione diretta, il magistrato, destinato a scegliere tra tesi contrapposte, potrebbe essere condizionato e influenzato in tale scelta e portato a preferire la soluzione che lo possa meglio preservare dal rischio dell'esercizio dell'azione diretta».
Della questione l'organo di autogoverno delle toghe si era già occupato il 28 giugno del 2011, in occasione della presentazione della prima versione dell'emendamento Pini (il deputato leghista promotore della norma). La nuova delibera, assai più sintetica, oltre a richiamare i contenuti di quella precedente, sottolinea come sia «evidente, in proposito, che il rischio di incorrere in responsabilità civile ha di per sé un effetto distorsivo sull'operato dei magistrati, i quali potrebbero essere indotti, al fine di sottrarsi alla minaccia della responsabilità, ad adottare, tra più decisioni possibili, quella che consente di ridurre o eliminare il rischio di incorrere in responsabilità, piuttosto che quella maggiormente conforme a giustizia».
Il Consiglio, a proposito delle sentenze della Corte di Giustizia europea che ha contestato all'Italia la mancata applicazione del diritto comunitario, osserva che la Corte «ha chiarito che il principio del risarcimento dei danni per violazione del diritto comunitario non investe la responsabilità personale del giudice, ma soltanto quella dello Stato» e «non può in alcun caso addursi la normativa comunitaria e la giurisprudenza della Corte a sostegno della necessità di modificare il regime di responsabilità del giudice nazionale».

Penalisti: Dal CSM tentativo di condizionare il Parlamento - «Il Csm emette pareri non richiesti, come troppo spesso avviene e soprattutto queste dichiarazioni mirano a condizionare l'attività politica e legislativa del Parlamento nell'intento, neppure troppo velato, di impedire il varo di una normativa sulla responsabilità civile dei magistrati, di cui i numeri dimostrano l'assoluta esigenza». Lo dice in una nota il presidente dell'Unione Camere penali, Valerio Spigarelli, commentando la delibera del Csm in merito alla responsabilità civile dei magistrati.
«Se non si volessero difendere esigenze parasindacali e corporative - continua il presidente dei penalisti - si dovrebbe semmai, proprio come ha fatto l'Unione Camere penali italiane che ha inviato una propria proposta al ministro Severino ed al Parlamento, migliorare la formulazione dell'emendamento Pini e non invece tentare di affossare la riforma di una legge, quella del 1988, che sino ad oggi è stata fallimentare».

Mantovano: Il CSM si pone come organo interdittivo delle Camere - «Col documento approvato oggi, il Csm si ripropone quale organo interdittivo delle decisioni del Parlamento. Il problema è che per la prima volta la Camera e Senato abbiano deciso di affrontare seriamente la questione della responsabilità civile dei magistrati. Né si sceglie la strada di rettifiche che salvino il principio: l'importante è scagliare l'anatema, bruciando ogni possibilità di confronto costruttivo». Lo ha denunciato in una dichiarazione l'ex Sottosegretario Pdl Alfredo Mantovano.
«Il problema per Palazzo dei Marescialli non è l'inesistenza nei fatti, 25 anni dopo il referendum, della responsabilità del magistrato per manifesta violazione di legge, come recita la norma contestata. Altrimenti - ha aggiunto- non avrebbe fatto mancare il proprio contributo di idee, per fornire il quale è molto più prodigo e rapido che nella nomina dei direttivi o in altre quisquilie di ordinaria amministrazione».

OUA: Avvocati in sciopero vogliono una vera riforma - Alla vigilia dell'astensione dalle udienze dal 15 al 23 marzo e della giornata di manifestazione nazionale che si terrà domani, a Roma, in Piazza Cavour, il presidente dell'Organismo unitario dell'avvocatura, Maurizio de Tilla, evidenzia in una nota l'importanza di queste giornate di protesta, ricorda che culmineranno con l'apertura del Congresso straordinario forense a Milano (23 e 24 marzo), e sottolinea le ragioni dello sciopero: «Domani - dice De Tilla - arrivano a Roma migliaia di avvocati, mentre in tutta Italia 230mila legali incrociano le braccia contro la rottamazione della macchina giudiziaria, le liberalizzazioni selvagge e per chiedere una vera riforma della giustizia».

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