6 giugno 2020
Aggiornato 22:30
Centrosinistra e le alleanze

PD, faccia a faccia Bersani-Letta. Il segretario punta a Udc-Sel

Un colloquio che ha ribadito la distanza che separa le due linee attualmente presenti nel partito. Latorre: Letta deve spiegare come mai fa il vicesegretario in una situazione in cui ha un'opinione così diversa da quella del segretario, del tutto rispettabile, ma penso sbagliata

ROMA - Un faccia a faccia c'è stato, Pier Luigi Bersani ed Enrico Letta si sono parlati oggi, dopo il botta e risposta a distanza di ieri. Un colloquio che ha comunque ribadito la distanza che separa le due linee attualmente presenti nel partito, anche se Bersani ha tenuto a precisare che dipingerlo come fermo a 'prima di Monti' non corrisponde alla realtà e non rende merito all'impegno con cui il partito ha contribuito alla nascita del Governo Monti e alla navigazione in Parlamento dei provvedimenti dell'esecutivo. Quell'affondo contro la «foto di Vasto» del numero due Pd non era affatto piaciuto al segretario, le parole di Letta erano suonate come un attacco alla linea di Bersani, che peraltro, è il ragionamento ai vertici del Nazareno, non è affatto limitata all'alleanza di Vasto.

Latorre «duro» con Letta - Che la presa di posizione di Letta avesse creato malumori era apparso chiaro fin da ieri e le parole di Nicola Latorre di oggi lo dimostrano: «Letta deve spiegare come mai fa il vicesegretario in una situazione in cui ha un'opinione così diversa da quella del segretario, del tutto rispettabile, ma penso sbagliata». Un affondo al quale hanno replicato il veltroniano Andrea Martella e il lettiano Francesco Boccia. In privato, ovviamente, i diretti interessati hanno dialogato su un altro piano, molto più «confidenziale», raccontano. Questo non significa che al termine non siano rimaste delle divergenze politiche.

Il vicesegretario vuole ridisegnare le alleanze - Il vice-segretario ha sottolineato come alcuni atteggiamenti di esponenti di primo piano del partito rischiassero di apparire contraddittori con la linea che il Pd tiene in Parlamento, a cominciare dall'ipotizzata partecipazione alla manifestazione della Fiom. Ma la questione, ovviamente, è più ampia e riguarda il profilo con cui il Pd deve presentarsi alle prossime elezioni. Per Letta, come per Veltroni, Fioroni, D'Alema, e anche Franceschini, è evidente che il Pd non potrà che guardare a chi ha condiviso il piano di risanamento dell'Italia avviato da Monti, anche perché quel lavoro andrà completato. Questo, è il ragionamento del vice-segretario, non significa escludere qualcuno pregiudizialmente, ma vuol dire anche prendere atto che saranno i comportamenti sui contenuti a ridisegnare le alleanze.

Il Segretario punta su Udc e Sel - Bersani, dal canto suo si dice pienamente consapevole, anche nei colloqui con i suoi, che l'atteggiamento sul «merito» dei problemi sarà dirimente. Ma, a differenza di quanto fanno Letta e gli altri «montiani», ritiene che si debba distinguere tra Sel e Idv e che, comunque, non si possa pensare di archiviare il centrosinistra. Per il leader Pd l'atteggiamento di Nichi Vendola è assai diverso da quello più spregiudicato di Antonio Di Pietro, Sel per Bersani rimane un interlocutore, anche se sulla Tav le posizioni divergono. Questo, precisa Bersani, non vuol dire escludere i moderati, e ne è prova il fatto che oggi il leader Pd si è intrattenuto a lungo con Pier Ferdinando Casini. «Bersani - racconta uno dei dirigenti più vicini al segretari - non vuole affatto fare a meno di Casini, ma pensa di provare a tenere insieme i centristi e Sel».
La legge elettorale sarà determinante al riguardo, se davvero si cambierà schema per il leader Pd sarà più complicato giocare la sua partita. Ma, spiega sempre una fonte bersaniana, «è da vedere se dopo le amministrative ci sarà ancora in piedi un Pdl in grado di interloquire su questo tema». Insomma, bisogna vedere se lo schema di massima messo a punto da Luciano Violante insieme a Terzo polo e Pdl reggerà alla prova dello scossone che molti prevedono dopo le amministrative.

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