19 ottobre 2019
Aggiornato 17:00
Editoriale dell'«Osservatore Romano»

«Il mite Pastore non indietreggia davanti ai lupi»

Il Direttore del quotidiano della Santa Sede: Contrasta «comportamenti irresponsabili e indegni». Il Papa è un «Pontefice di pace che vuole ravvivare la fiamma del primato di Dio, Benedetto XVI è perfettamente coerente con la sua storia»

CITTÀ DEL VATICANO - «Oggi, a trent'anni dall'inizio del periodo romano di questo mite pastore che non indietreggia davanti ai lupi, è nitido il profilo della maturità di un pontificato che passerà alla storia, dissolvendo come fumo stereotipi duri a morire e contrastando comportamenti irresponsabili e indegni. Questi finiscono per intrecciarsi a clamori mediatici, inevitabili e certo non disinteressati, ma che bisogna saper cogliere come occasione di purificazione della Chiesa». Così l'Osservatore romano in un editoriale di prima pagina del direttore Giovanni Maria Vian dedicato a Benedetto XVI.
«Trent'anni fa, il 15 febbraio 1982 - ricorda il quotidiano della Santa Sede senza fare alcun riferimento alle notizie di cronaca di questi giorni su complotti, salute del Papa e sue dimissioni - veniva resa pubblica la notizia che Giovanni Paolo II, venendo incontro al desiderio del cardinale Joseph Ratzinger, lo sollevava dal governo pastorale della diocesi di Monaco e Frisinga. Il 25 novembre precedente, infatti, il cinquantaquattrenne porporato tedesco era stato nominato dal Papa prefetto del primo dicastero della Curia romana, la Congregazione per la Dottrina della Fede. Così, dopo avere tenuto ancora per quasi tre mesi la guida della grande arcidiocesi bavarese, in quei giorni di febbraio Ratzinger si trasferì a Roma».

Riforma e purifica Chiesa nonostante zizzania - Il Papa è un «Pontefice di pace che vuole ravvivare la fiamma del primato di Dio, Benedetto XVI è perfettamente coerente con la sua storia». L'Osservatore romano celebra i trenta anni «romani» di Joseph Ratzinger (a febbraio del 1982 si trasferì in Vaticano da Monaco di Baviera), sullo sfondo delle recenti polemiche e fughe di notizie, scrive che la storia del Papa è «segnata da uno sguardo ampio che nel trentennio romano ha sempre cercato un respiro mondiale ed è stata caratterizzata da un'opera d'innovazione e purificazione perseguita con coraggio, tenacia e pazienza, nella consapevolezza che nottetempo nel campo il nemico semina zizzania. Per questo il Papa indica senza stancarsi la necessità del rinnovamento continuo (ecclesia semper reformanda), ricordando che la santità della Chiesa non sarà offuscata se, nell'ascolto della verità, resta vicina all'unico Signore».