15 ottobre 2019
Aggiornato 11:00
La scheda

Papa, su messe «autonome» ultimo ok ai neocatecumenali

Ma no alla separazione. E Ratzinger invia nuove famiglie missionarie. Dopo l'esame dello statuto e del catechismo via libera alle celebrazioni

CITTÀ DEL VATICANO - «Al fine di favorire il riavvicinamento alla ricchezza della vita sacramentale da parte di persone che si sono allontanate dalla Chiesa, o non hanno ricevuto una formazione adeguata, i neocatecumenali possono celebrare l'eucaristia domenicale nella piccola comunità - ha detto il Papa ai neocatecumenali - dopo i primi vespri della domenica (il sabato sera, ndr.), secondo le disposizioni del Vescovo diocesano. Ma ogni celebrazione eucaristica è un'azione dell'unico Cristo insieme con la sua unica Chiesa e perciò - ha ammonito il Papa - essenzialmente aperta a tutti coloro che appartengono a questa sua Chiesa. Questo carattere pubblico della santa eucaristia si esprime nel fatto che ogni celebrazione della santa messa è ultimamente diretta dal vescovo come membro del collegio episcopale, responsabile per una determinata Chiesa locale. La celebrazione nelle piccole comunità, regolata dai libri liturgici, che vanno seguiti fedelmente, e con le particolarità approvate negli statuti del Cammino, ha il compito di aiutare quanti percorrono l'itinerario neocatecumenale a percepire la grazia dell'essere inseriti nel mistero salvifico di Cristo, che rende possibile una testimonianza cristiana capace di assumere anche i tratti della radicalità. Al tempo stesso - ha avvertito Benedetto XVI - la progressiva maturazione nella fede del singolo e della piccola comunità deve favorire il loro inserimento nella vita della grande comunità ecclesiale, che trova nella celebrazione liturgica della parrocchia, nella quale e per la quale si attua il neocatecumenato, la sua forma ordinaria. Ma anche durante il cammino è importante non separarsi dalla comunità parrocchiale, proprio nella celebrazione dell'eucaristia che è il vero luogo dell'unità di tutti, dove il Signore - ha detto il Papa in un discorso limato fino all'ultimo momento - ci abbraccia nei diversi stati della nostra maturità spirituale e ci unisce nell'unico pane che ci rende un unico corpo».

Un invito alla armonia con il resto della Chiesa, insomma, da cui traspare una qualche apprensione della Santa Sede per il rischio di una eccessiva autonomia del Cammino neocatecumenale. Al quale, però, il Vaticano riconosce una indiscussa capacità di suscitare vocazioni. La crescita numerica ne è una dimostrazione, così come il fatto, rivendicato da Kiko, che molti parroci hanno aperto a gruppi neocatecumanli le porte delle loro chiese per tornare a vedere le messe piene di fedeli. Sono neocatecumenali, poi, molte delle famiglie e dei giovani che, spesso munite di chitarre e tamburelli, affollano le piazze in occasione dei viaggi del Papa così come di altri happening di matrice cattolica. In questo senso, nel 1985 i fondatori presentarono a Giovanni Paolo II un progetto per rievangelizzare il Nord Europa con l'invio di famiglie missionarie, accompagnate da sacerdoti. Nel 1986 il Papa inviò le prime tre famiglie: una nel nord della Finlandia, una nel quartiere a luci rosse di Amburgo e la terza a Strasburgo. Oggi il numero delle famiglie del Cammino in missione per la nuova evangelizzazione in 78 paesi, sono oltre 800, con 3.097 figli, di cui 389 in Europa, 189 in America, 113 in Asia, 56 in Australia, 46 in Africa e 15 nel Medio Oriente. E Benedetto XVI, dopo aver comunicato l'ok alle celebrazioni, ha benedetto oggi altre diciotto 'missioni' «che vanno con un prete a vivere in una zona decristianizzata o dove il Vangelo non è mai stato annunziato».

Presenti in 1.320 diocesi di 110 Paesi nei cinque continenti, con 20mila comunità attive in seimila parrocchie, i neocatecumenali da oggi possono celebrare legittimamente messa, dopo l'approvazione vaticana delle celebrazioni contenute nel loro 'direttorio catechetico', comunicata oggi dal Papa in un'udienza in Vaticano.

Si tratta dell'ultimo via libera al Cammino fondato dagli spagnoli Francisco 'Kiko' Arguello e Carmen Hernandez - lui artista, lei chimica - che nei primi anni Sessanta assistevano gli abitanti delle baracche della periferia di Madrid. Oggi, entrambi ultrasettantenni, erano presenti all'udienza del Papa, sebbene l'esuberante Carmen abbia avuto un ruolo defilato. Se si contano anche i numerosi figli che in media ha ogni famiglia, i neocatecumenali sono approssimativamente un milione di persone. A loro, quando ormai il movimento era cresciuto e il Vaticano voleva vederci meglio, Giovanni Paolo II affiancò il sacerdote italiano Mario Pezzi. I rapporti con Roma, in effetti, non sono stati semplici. Sebbene in Vaticano non manchino gli 'amici' dei neocatecumenali, non sono scarseggiati neppure i loro 'nemici'. Loro, ad ogni modo, non amano essere definiti un movimento. Il nome deriva dal 'neocatecumenato' e indica un 'cammino', un percorso di formazione nella fede cristiana, alla riscoperta del battesimo, che in principio dura 14 anni. Proprio il nodo del battesimo - sacramento che per la Chiesa cattolica si riceve una volta per tutte da bambini - ha creato qualche dubbio teologico sulla proposta neocatecumanale. Sospetti, poi, hanno suscitato in diversi vescovi e parroci in giro per il mondo una certa autoreferenzialità delle comunità neocatecumenali e la gelosa tutela dei contenuti catechetici. Dati che hanno spinto i 'nemici' ad accusare i neocatecumenali di settarismo. A questo si sono aggiunti i dubbi della Santa Sede sull'ortodossia della loro liturgia (severi i richiami degli anni scorsi da parte del cardinale Arinze), dei loro statuti (approvati solo nel 2008) e del loro 'catechismo' (testo approvato nel 2010 dopo alcune modifiche).

Ora il pontificio consiglio dei Laici, con il «parere favorevole» della congregazione per il Culto divino, ha approvato «quelle celebrazioni contenute nel direttorio catechetico del Cammino che non risultano per loro natura già normate dai libri liturgici della Chiesa». Le celebrazioni approvate, ha precisato il Papa nell'udienza a 7mila neocatecumenali, «non sono strettamente liturgiche», ma «fanno parte dell'itinerario di crescita nella fede». La Santa Sede non ha fornito altri dettagli ma le parole di Ratzinger sembrano escludere una liberalizzazione della liturgia neocatecumenale sul modello della liberalizzazione del messale preconciliare caro ai lefebvriani (la cosiddetta messa in latino). Il Papa, però, ammette la «celebrazione nelle piccole comunità» nelle quali, tipicamente, i neocatecumenali dicono messa seduti attorno ad un tavolo, con un pane azzimo al posto delle ostie e l'omelia del sacerdote accompagnata da 'monizioni' di altri fedeli.