Napolitano «scuote» il Governo: Subito le riforme per la crescita
Il Presidente «angustiato» per la mancanza di condivisione, guarda all'Unione Europea: «E' giunto il momento di abbattere gradualmente ma a ritmo sostenuto il debito pubblico». Enrico Letta: «Serve un sì chiaro all'appello di Napolitano»
ROMA - Non è certo la prima volta che Giorgio Napolitano mette l'accento sulla necessità di provvedimenti che facciano tornare a crescere l'Italia, nel mirino della crisi economica come gli altri paesi dell'Eurozona. Ma oggi al Quirinale il capo dello Stato coglie l'occasione della cerimonia di consegna delle onorificenze a 25 nuovi Cavalieri del Lavoro per tornare a spronare il governo sull'urgenza di varare «riforme per favorire la crescita e lo sviluppo». Visti i ritardi dell'esecutivo che ha lasciato slittare ancora l'approvazione del decreto sviluppo, il capo dello Stato esprime tutta la sua «angustia» per la mancanza di una «larga condivisione» intorno al tema delle riforme.
Un ingrediente necessario, la condivisione, per affrontare la crisi economica. Anche se «le difficoltà» nella ricerca di un'intesa sul da farsi «sono sotto gli occhi di tutti» (come ammetterà poco dopo con i cronisti il premier Silvio Berlusconi, parlando del dl sviluppo), è proprio a «queste difficoltà» che «l'Europa guarda «con preoccupazione», precisa Napolitano. Insomma, non c'è tempo da perdere, la crisi morde e ciascuno deve fare la «sua parte», insiste il capo dello Stato rivolgendosi al mondo delle imprese «che sta facendo molto», ma soprattutto alla «classe politica», e cioè «l'insieme delle forze politiche, innanzitutto il governo, la maggioranza di governo».
Il capo dello Stato rivolge lo sguardo agli avvenimenti del 15 ottobre a Roma, si dice «preoccupato» per «la coesione sociale, l'equilibrio democratico e per la convivenza civile», esorta a prestare «attenzione alla protesta pacifica in uno con il rifiuto e il dovere del rigore contro inammissibili violenze». Soprattutto parla di nuovo alla politica, affinchè «disoccupazione e frustrazione giovanile siano al centro delle nostre preoccupazioni». Mentre invece sembra ci si distragga dietro a «calcoli elettorali». Serve «lungimiranza», chiede Napolitano, capacità di guardare «agli interessi comuni di più lungo termine, per l'unità dell'Europa, lo sviluppo mondiale...».
Ed è proprio all'Europa che Napolitano riserva un messaggio esplicito: una rassicurazione sulla capacità dell'Italia di risanare il debito pubblico, nonostante quella mancanza di «larga condivisione» notata in seno alle forze di maggioranza e a maggior ragione tra maggioranza e opposizione. Per parlare ai «partner europei», il capo dello Stato anticipa parte del discorso che il 26 ottobre prossimo terrà a Bruges in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico del College d'Europe. «E' giunto il momento di abbattere gradualmente ma a ritmo sostenuto il debito pubblico accumulatosi nel corso dei decenni - sottolinea - Lo stiamo facendo, come indicano i decreti di luglio e agosto; intendiamo farlo senza alcuna incertezza e tergiversazione».
Frattini: «Davanti all'Europa serve un provvedimento sostanziale» - Per far fronte alle «attese delle istituzioni finanziarie europee», il Dl Sviluppo dovrà essere un «provvedimento sulla crescita che sia sostanziale, e non solamente procedurale». E' l'opinione del ministro degli Esteri Franco Frattini. Per quanto riguarda i fondi necessari a finanziare il provvedimento, «c'è una riflessione che stanno compiendo i ministri economici col presidente del Consiglio» ha ricordato il titolare della Farnesina, rispondendo alle domande dei giornalisti a margine di un'audizione alla Camera.
«Io resto convinto che una risposta alle attese, anche delle istituzioni finanziarie europee, sia il consolidamento dei conti pubblici - e su questo con le manovre di luglio e di agosto abbiamo già dato buona prova - e ora un provvedimento sulla crescita che sia sostanziale, e non solamente procedurale» ha proseguito Frattini. Per il resto, il titolare della Farnesina ha detto di «condividere» le parole del presidente Giorgio Napolitano che, nella sua lettura, «sono state di apprezzamento per gli sforzi fatti e di ulteriore stimolo a fare di più: il presidente ha ragione» ha concluso il ministro.
Enrico Letta (PD): «Serve un sì chiaro all'appello di Napolitano» - L'appello del capo dello Stato a riforme condivise per favorire lo sviluppo richiede un «sì chiaro», mentre Silvio Berlusconi usa «giri di parole» che «equivalgono a un no». Lo ha detto il vice-segretario del Pd Enrico Letta.
«L'appello del presidente della Repubblica perché l'Italia approvi riforme strutturali deve essere accolto dalle forze politiche con un si o con un no. L'indifferenza non è accettabile. La nostra risposta è un sì forte e chiaro. I giri di parole di Berlusconi per evitare la questione equivalgono ad un no. Solo con riforme strutturali effettive e rapide il paese può superare la crisi e ritornare in quella serie A in cui ha sempre militato e dalla quale è stato retrocesso in questi ultimi tempi».
«Noi - ha aggiunto - vogliamo dare al paese riforme strutturali nel sistema fiscale, nel mercato del lavoro, nel welfare e sui temi dello sviluppo. Crediamo che un governo di responsabilità nazionale potrebbe oggi raggiungere questi obiettivi e confermiamo la nostra disponibilità e il nostro impegno in quella direzione».
Bombassei (Confindustria): «Giusto l'appello di Napolitano» - L'appello del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, sull'esigenza di varare riforme urgenti, «mi sembra giusto». Ad affermarlo il vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei, uscendo dal direttivo dell'associazione degli industriali.
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