15 novembre 2019
Aggiornato 01:30
L'opposizione canta vittoria

Processo breve: Berselli accantona il ddl. Pd: «E' nostra vittoria»

Il presidente della commissione Giustizia del Senato: «L'ho messo in un cassetto, sotto tutto». La Capigruppo potrebbe calendarizzarlo. Casson: «Non durante la sessione di Bilancio». Senatori Radicali: «Legge inutile e ad personam»

ROMA - E anche il «processo breve» finisce in un cassetto. L'opposizione canta vittoria, mentre il presidente della commissione Giustizia del Senato, Filippo Berselli, annuncia ai cronisti che metterà «il ddl in un cassetto», con l'intenzione di «non affrontarlo più», visto il blocco ostruzionistico messo in opera dalle minoranze. Ma, secondo molti a palazzo Madama, quello di Berselli è solo uno 'stop and go'. Il presidente, infatti, si è riservato di trasmettere la pratica alla Capigruppo. Ci pensino loro, è il suo pensiero, a stabilire se e quando calendarizzarlo per l'Aula, dove approderebbe comunque senza un relatore. «Io - sostiene il presidente - ho altri provvedimenti urgenti e non posso tenere bloccata la Commissione su questo».

Berselli: «L'ho messo in un cassetto, sotto tutto» - Il ddl sulla prescrizione breve? «L'ho messo nel cassetto, in coda a tutti gli altri disegni di legge e non intendo più affrontarlo», tuttavia «mi riservo ulteriori decisioni davanti a un'eventuale calendarizzazione della Capigruppo». Così il presidente della commissione Giustizia del Senato, Filippo Berselli, ha chiuso, almeno per ora, la pratica prescrizione breve.
Al termine dei lavori di questo pomeriggio in commissione il presidente, dopo aver constatato il perdurare dell'ostruzionismo da parte delle opposizioni, ha formalizzato la decisione più volte annunciata di accantonare il disegno di legge e ha passato la decisione alla conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama, che potrebbe decidere di calendarizzare comunque nelle prossime settimane il provvedimento in Aula.

Della Monica: «Vittoria dell'Opposizione» - La querelle dura infatti dalla settimana scorsa, da quando cioè la Camera ha respinto il rendiconto generale dello Stato e l'opposizione ha cominciato a chiedere a più voci le dimissioni del governo. La crisi di governo non c'è stata e l'esecutivo ha incassato la fiducia, ma quel che è rimasto è stata la strategia delle opposizioni a palazzo Madama, che invece dell'Aventino scelto dai colleghi di Montecitorio, hanno preferito procedere con l'ostruzionismo «su tutto e sempre», arrivando a paralizzare i lavori della commissione Giustizia.
Per questa ragione , oggi la capogruppo del Pd in commissione Giustizia, Della Monica, ha annunciato fiera che «per il momento siamo di fronte ad una vittoria dell'opposizione, che ha fermato l'ennesima legge ad personam. Il presidente della commissione Giustizia ha sospeso l'esame del ddl sulla prescrizione breve rinviando la ripresa della discussione a un eventuale calendarizzazione della conferenza dei capigruppo. Nel caso la maggioranza dovesse insistere proseguiremo a far valere le ragioni per il ritiro del provvedimento e per l'approvazione di misure che servano invece all'accelerazione dei processi».

Casson: «No alla calendarizzazione durante la sessione di Bilancio» - Resta però ancora un pericolo per l'opposizione, ovvero la conferenza dei Capigruppo, che potrebbe calendarizzare lo stesso il ddl per l'Aula. «Non durante la sessione di bilancio che si apre domani, perchè - ha spiegato il senatore del Pd Felice Casson - questo ddl contiene delle coperture finanziarie e quindi non può essere discusso durante la sessione di bilancio, nè in commissione nè in aula».

Senatori Radicali: «Legge inutile e ad personam» - «Malgrado le assicurazioni del vice-presidente Centaro della commissione Giustizia al Senato, nella seduta pomeridiana il Presidente Berselli non ha ritenuto neanche di dover far svolgere la relazione del disegno di legge per l'adeguamento delle norme dello Statuto della Corte Penale Internazionale alla senatrice Allegrini». E' quanto lamentano in una nota i senatori Radicali Marco Perduca e Donatella Poretti, i quali aggiungono: «Dopo 12 giorni dalla ratifica dello Statuto di Roma e a 9 dall'entrata in vigore dello stesso, e malgrado la sostanziale unanimità raccolta alla Camera dallo stesso provvedimento, la maggioranza ritiene urgente procedere invece con altri pareri e col voto degli emendamenti sul cosiddetto processo breve, legge inutile e ad personam. Sono precise scelte di priorità politiche che consolidano la reputazione dell'Italia di fronte alla comunità internazionale: inaffidabile al 100 per cento».