19 agosto 2019
Aggiornato 18:00
Approvato il ddl sul processo breve

Ok dalla Camera, l'opposizione grida «vergogna»

Il Pd espone in aula copia della Costituzione, l'Idv i nomi dei processi a rischio

ROMA - L'Aula della Camera ha approvato a maggioranza, con i voti del centrodestra, il ddl sul processo breve. I sì sono stati 314, i voti contrari 296, nessuno si è astenuto. Presenti alla votazione erano 610 deputati, la maggioranza era dunque fissata a quota 310.
Il provvedimento, che torna ora all'esame del Senato, è stato profondamente modificato rispetto al testo uscito da Palazzo Madama: vi è stata infatti inserita la norma che accorcia la prescrizione per gli incensurati e che, una volta approvata in via definitiva, provocherà l'estinzione del processo Mills in cui è imputato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

Le opposizioni hanno deciso, alla fine, di prendere parte al voto e verbalizzare il loro voto contrario. Senza rinunciare a manifestare non solo nel voto il dissenso contro una nuova legge considerata molto grave. Una copia della Costituzione italiana è stata esposta da ogni deputato del Pd e dell'Italia dei Valori durante il voto finale sulla prescrizione breve alla Camera.
E i deputati dipietristi hanno esposto anche cartelli con i nomi dei processi più importanti che con la nuova legge potrebbero non arrivare a sentenza.
«Nessuna giustizia», recitavano i cartelli per i processi sulla Clinica Santa Rita, Cirio, caso Tarantini, Fincantieri Palermo, Eternit, Ilva di Taranto, rogo Thyssen Krupp, crollo casa dello studente all'Aquila, strage di Viareggio.
Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha immediatamente invitato i deputati Idv a ritirare i cartelli mentre dai banchi di tutta l'opposizione si è alzato un coro di 'vergogna' contro il ddl appena approvato a Montecitorio.
Grida e contestazioni contro la maggioranza e i suoi parlamentari (P2 P2 P2 è stato scandito all'indirizzo del capogruppo Pdl Fabrizio Cicchitto) si sono registrati in aula e in piazza Montecitorio, al presidio permanente di protesta che ha accompagnato la due giorni di maratona alla Camera.