19 novembre 2019
Aggiornato 18:00
La decisione del Giudice di Milano

Fede, Mora e Minetti a processo il 21 novembre per il caso Ruby

Minetti in aula ma esce prima della comunicazione. A nulla è valsa la questione sull'incompetenza territoriale avanzata dalla difesa di Fede

MILANO - A tre mesi di distanza dalla richiesta di rinvio a giudizio firmata dalla procura, il gup di Milano Maria Grazia Domanico ha deciso: Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti devono andare a processo. L'appuntamento per loro è fissato il 21 novembre prossimo davanti alla V sezione penale, di fronte a cui si discuterà l'accusa: induzione e favoreggiamento della prostituzione, anche minorile, per le serate nella villa di Silvio Berlusconi ad Arcore. Ad assistere alla lettura dell'ordinanza oggi erano presenti Chiara Danese e Ambra Battilana, le due ex miss Piemonte, uniche parti civili, che si erano recate dai magistrati per raccontare una serata del 22 agosto del 2010 in seguito alla quale avevano riferito di essere rimaste «scioccate».

Al settimo piano di Palazzo di giustizia oggi c'era anche Imane Fadil, 27enne marocchina, una delle 32 ragazze maggiorenni che sarebbero state indotte a prostituirsi. Si era presentata ai magistrati titolari dell'inchiesta il 9 agosto scorso. Tramite il legale, la modella ha fatto sapere di essere pronta a chiedere di costituirsi parte civile. Accanto a loro in aula in mattinata è arrivata anche il consigliere regionale lombardo Nicole Minetti. Ha atteso in disparte l'inizio dell'udienza, scambiando solo poche parole con alcuni cronisti, «sono a pezzi», «non ho dormito per l'agitazione». In jeans eleganti e giacca nera ha assistito all'udienza davanti al gup («sono qui perchè volevo farmi vedere dal giudice» dirà poi), ma non tornerà in Tribunale nel pomeriggio, quando lo stesso gup disporrà, tra gli altri, anche il suo rinvio a giudizio.

A nulla è valsa infatti la questione sull' incompetenza territoriale avanzata dalla difesa di Fede. I legali avevano chiesto il proscioglimento del direttore del tg4 ritenendo peraltro che, stando al capo di imputazione, la competenza sarebbe stata in ogni caso del Tribunale di Messina, considerato che i pm fanno partire l'attività di induzione e favoreggiamento della prostituzione di Ruby dal concorso di bellezza di Letojanni. Ha valutato diversamente il gup, secondo cui, secondo quanto si apprende, al concorso c'è stato un primo 'contatto' tra Fede e Ruby, un atto prodromico, mentre il reato di induzione si è consumato a Milano. Alla decisione del gup gli animi si dividono. Soddisfatte Ambra, che oggi accudisce i bambini in un supermercato e Chiara, ancora indecisa se continuare gli studi in architettura. «Vogliamo ripulirci l'immagine» dice la seconda mentre la prima sottolinea come quando sono uscite sui giornali «cose brutte», andava anche a scuola. Contenta è anche Imane Fadil.

Mentre «dall'altra parte» le reazioni sono comprensibilmente diverse. «Sono stati battuti due record» sono le parole con cui Gaetano Pecorella, legale insieme con Nadia Lecci di Emilio Fede, ha commentato la decisione del gup. Il primo record è rappresentato dal fatto che, a suo parere, è stata data ragione «solo al pm» (la difesa di Fede aveva chiesto anche la trascrizione di tutte le intercettazioni: rigettata l'istanza, il gup ha nominato 3 periti per le trascrizioni fissando il deposito in 60 giorni a partire dal 22 ottobre). Il secondo record riguarda la tempistica: l'inizio del processo fissato a meno di 2 mesi dall'udienza preliminare. Il legale non ricorda un processo in tempi «così ravvicinati». «Francamente è come ci aspettavamo» è stata la reazione di Luca Giuliante, difensore di Lele Mora che ha continuato: «ci ha colpito il termine dei 21 novembre, piuttosto inusuale per il Tribunale di Milano». «Ci si difenderà davanti al Tribunale», l'unico commento del difensore invece di Nicole Minetti, l'avvocato Pier Maria Corso.