24 agosto 2019
Aggiornato 17:30
Omicidio Meredith Kercher

«La confessione di Amanda fu forzata»

L'arringa dell'Avvocato Giulia Bongiorno: «Chi interrogava non era indipendente dalle teorie dell'accusa»

PERUGIA - È iniziata l'arringa dell'avvocato Giulia Bongiorno, legale di Raffaele Sollecito, nell'ambito della fase conclusiva del processo sulla morte di Meredith Kercher. In aula, come sempre, sono presenti gli imputati Amanda Knox e per l'appunto il ragazzo pugliese di Giovinazzo. L'arringa della Bongiorno è stata incentrata in questa prima parte sulle pressioni che avrebbe subito Amanda Knox nel corso dell'interrogatorio del 5 novembre 2007 dove accusò Patrick Lumumba e involontariamente se stessa, affermando «di essere presente nella casa quando Patrick uccise Meredith».

«Esistono molti studi sulle false confessioni ha spiegato la Bongiorno -: ci sono quelle volontarie, quelle forzate o quelle interiorizzate. Noi ci troviamo di fronte a quest'ultimo caso che, secondo gli studi di criminologia, avviene quando l'indagata messa sotto pressione, privata della giusta serenità nel rispondere e con attorno persone non terze si autoconvince di aver fatto qualche cosa». L'avvocato di Raffaele Sollecito analizza il contesto dell'interrogatorio con falsa confessione di Amanda: «Quando parlo di persone non distaccate - ha aggiunto l'avvocato Bongiorno - lo dico con prove certe. Infatti dalle intercettazioni telefoniche a carico di Sollecito e famiglia, effettuate nei brogliacci direttamente dagli stessi investigatori dell'interrogatorio, emergono degli appunti personali che definisco le pagine nere di questo processo. E mi spiego meglio: nelle telefonate a carico della famiglia Sollecito si usano termini come 'sono delle vipere', 'sono delle stronze', 'riderà bene chi riderà per ultimo', 'sono delle cretine'. Affermazioni scritte direttamente da chi indaga. E a questo punto ci dobbiamo chiedere: sono veramente distaccate dalle tesi sia dell'accusa che della difesa?».