20 ottobre 2019
Aggiornato 02:30
Convention della Fondazione Nuova Italia

Formigoni vede le elezioni nel 2012: La Lega potrebbe staccare la spina

Sulla legge elettorale Casini snobba Alfano: «Non perdo tempo per le buffonate»

ROMA - Il referendum e la Lega. E una «probabilità» sempre «più vicina»: elezioni anticipate nel 2012. Il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, «accorcia» la legislatura e mentre il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si affanna a dire che il governo va avanti fino al 2013, lui mette «in chiaro» un rischio di cui in realtà da tempo si vocifera nella maggioranza. Ossia che il Carroccio possa decidere di «staccare la spina» se dovesse essere ammessa la consultazione che chiede l'abrogazione del porcellum.

Formigoni ne parla nel corso di un dibattito organizzato dai circoli della Fondazione Nuova Italia di Gianni Alemanno, lo stesso che ieri aveva chiesto di «ridimensionare» il ruolo della Lega nel governo. Il presidente della Lombardia si dice certo che non soltanto le firme saranno raccolte ma anche che il referendum sarà dichiarato senz'altro ammissibile perché «va a rompere le scatole a Berlusconi». E visto che la legge elettorale che ne verrebbe fuori «è assolutamente contraria agli interessi dei nostri alleati, noi potremmo essere portati ad andare a elezioni politiche nel 2012».

Ragionamento che Formigoni condisce con un rilancio delle primarie, di cui peraltro è stato tra i primi fan. E poiché l'orizzonte di fine legislatura a suo giudizio si avvicina, e «visto che La Russa dice che Berlusconi non si ripresenterà», il Governatore spiega che «bisogna attrezzarsi rapidamente» e che le primarie vanno fatte entro il gennaio 2012. D'altra parte Formigoni è convinto anche che il governo non si possa trincerare dietro la «legittimità a governare dovuta al fatto di avere i numeri in Parlamento», ma che debba farsi promotore di un «vero cambiamento».

E in questo quadro di cambiamento, nel Pdl, grandi consensi ha riscontrato l'annuncio del segretario Angelino Alfano di voler riformare la legge elettorale. Un modo non solo per provare eventualmente a evitare il referendum che incombe, ma anche per «lusingare» l'Udc. Pier Ferdinando Casini, però, non sembra interessato. «Non abbiamo tempo per queste buffonate» è la replica del leader centrista che ribadisce come qualsiasi coinvolgimento del suo partito sarà possibile soltanto quando non ci sarà più Berlusconi. «L'Udc - fa sapere - ha legato il suo destino politico ad altri partiti, quindi non parliamo dell'Udc, ma di Terzo polo. Noi siamo il Terzo polo. Faremo il nostro candidato, punto e basta».