18 agosto 2019
Aggiornato 09:30
Sentenza a fine mese

Omicidio Meredith, la Corte boccia la nuova perizia

Il PM si dice «perplessa», padre di Sollecito: «Ora più speranze» ma sul fronte della verità restano ancora molte incognite

PERUGIA - «Il no della Corte alla nuova perizia sul Dna del coltello non può essere giudicato una vittoria delle difese». A Perugia l'avvocato di Amanda Knox, Luciano Ghirga, commenta la presa di posizione della Corte d'Appello sulle richieste della Procura e non usa toni trionfalistici. Oggi la Corte ha respinto la richiesta del pm Manuela Comodi di «appaltare» una terza perizia - nuovamente super-partes - per confermare i profili genetici di Amanda e Raffaele sulla presunta arma del delitto e sul gancetto di reggiseno di Meredith Kercher, la studentessa inglese uccisa quasi quattro anni fa a Perugia. Ma le sorti della sua assistita e di Raffaele Sollecito - già condannati a 26 e 25 anni di carcere per l'omicidio di Meredith Kercher - sono ancora un incognita, nonostante i forti dubbi sollevati dai periti super-partes sulla perizia genetica che in primo grado li ha portati alla condanna.

Se Ghirga è prudente, Amanda a detta del suo legale è «molto intimorita». Un sentimento comprensibile, dato che ormai a dibattimento chiuso si passa alle fasi finali del processo: le arringhe dei Pm, delle difese e delle parti civili inizieranno dal 23 settembre prossimo. Chi ostenta qualche sicurezza in più è la famiglia di Sollecito, finita nel ciclone dell'indagini e dei media, anche al di là dei comportamenti e delle accuse di Raffaele. «Dopo queste udienze abbiamo qualche speranza in più di riportare a casa Lele» ha spiegato il padre oggi ai giornalisti.

Si dice perplessa ma consapevole il pm Manuela Comodi, che non ha digerito completamente la decisione della Corte di non approvare una nuova perizia, con nuovi periti per poter fare luce su una nuova traccia sul coltello. Nuove analisi magari anche per far dimenticare i giudizi negativi sulla prima della biologa Stefanoni che comunque la Procura ha difeso a spada tratta. «Immaginavo la decisione della Corte, ma sono rimasta perplessa dal fatto che si vuole scoprire a chi appartenga quella traccia sul coltello».

Il presidente della Corte ha detto no anche per riascoltare il testimone Aviello, personaggio pittoresco che ha incrociato per un breve periodo in carcere Raffaele Sollecito. Aviello avrebbe voluto ritrattare le sue dichiarazioni che scagionavano Sollecito - aveva affermato che l'assassino di Meredith era suo fratello - spiegando di essere stato pagato. Ma la credibilità di questo teste che ora vuole diventare donna, come hanno ribadito in aula alcuni suoi ex compagni di cella, è stata sempre minima, sia quando lo ha proposto la difesa sia ora che lo voleva riportare in aula la Procura.

Alla fine di settembre sarà emessa la sentenza e solo allora Amanda e Raffaele sapranno se le loro speranze si sono ridotte alla Cassazione oppure possono ritornare alla loro giovinezza. E sullo sfondo resta Rudy Guede, l'altro condannato per l'omicidio con sentenza definitiva a 16 anni, l'unico ad essere fuggito in Germania dopo l'omicidio ed aver detto che lui nella casa quella sera c'era, seppur soltanto per fare all'amore con la bella Meredith. Una presunta notte di passione che afferma essere stata rovinata da Amanda e da Raffaele che per futili motivi avrebbero ucciso la ragazza inglese. Rudy è una posizione chiusa giuridicamente parlando, ma sul fronte della verità restano ancora molte incognite.