20 febbraio 2020
Aggiornato 19:00
E' succello alla festa del PD a Pesaro

D'Alema contestato, lui: «C'è sempre un po' di folclore. Renzi? E' loffio»

Militante espone cartello: «Berlusconi ti sarà sempre grato, noi no». Il Presidente del Copasir: «Serve un Governo di persone di buona volontà. Caso Penati? Grandissimo turbamento, aspettiamo a giudicare»

PESARO - Nuova incursione alla festa del Partito democratico, preso di mira ancora una volta il presidente del Copasir Massimo D'Alema.
A Pesaro, durante un dibattito con il vicepresidente di Fli, Italo Bocchino, D'Alema è stato criticato da un contestatore che è piombato davanti al palco con un cartello. «D'Alema, Berlusconi sarà sempre grato noi no» è il testo del cartello che ha esposto Dario, un militante della sinistra, come ha tenuto a precisare ai cronisti. «Io sono di sinistra - ha detto - e sarò sempre di sinistra, ma in questo momento non si può non essere critici con uno come D'Alema».
«C'è sempre un po' di folclore», si è limitato a dire D'Alema interrompendo il suo intervento.

«Serve un Governo di persone di buona volontà» - Davanti alla crisi del Governo e di Berlusconi serve un nuovo governo «sostenuto da tutte le persone di buona volontà». Il centrosinistra ha dimostrato di essere in grado anche di «fare scuola per insegnare a ridurre la spesa pubblica». Però se ai tempi di Prodi «avessimo potuto governare» senza avere al nostro interno «spiritosi che andavano ai cortei, sicuramente avremmo potuto fermare Berlusconi veramente».
Un «governo di persone di buona volontà» secondo D'Alema, è necessario per varare «misure per la crescita economica» e per affrontare «il debito ma con scelte di forte giustizia sociale».
«Non abbiamo nulla contro le urne» ha precisato in un passaggio del dibattito con il vicepresidente di Fli Italo Bocchino, attribuendo al ministro dell'Economia la responsabilità del fallimento della manovra economica: «Lo hanno descritto come un Quintino Sella, ma Tremonti è uno dei principali responsabili di questo disastro».
«Noi possiamo fare una scuola dove si spiega come si riduce la spesa pubblica» ha spiegato il presidente del Copasir che però ha ammesso: «quando si è disseminato il Paese di cricche e di anemoni è difficile ridurre la spesa pubblica». «Non mi candido a fare nulla - ha precisato - verranno giovanotti molto migliori.
Ma questi giovanotti saranno orgogliosi perché noi abbiamo dimostrato che siamo stati in grado di governare». In particolare «se avessimo potuto governare senza avere al nostro interno spiritosi che andavano ai cortei per dimostrare contro il governo, sicuramente avremmo potuto fermare veramente Berlusconi».

«Caso Penati? Grandissimo turbamento, aspettiamo a giudicare» - Le indagini che vedono coinvolto Filippo Penati sono «motivo di grandissimo turbamento» per tutto il Partito democratico, ma prima di dare un giudizio finale occorre aspettare la fine della vicenda e il verdetto della giustizia. «E' falso sostenere che ci sia un potere nel nostro partito».
«Non vogliamo minimizzare - ha spiegato D'Alema -. La portata delle accuse è talmente sconvolgente, anche se a dir la verità noto un andamento fluttuante di queste accuse» come vengono riportate dai giornali. «Penati ha fatto tutto quello che si doveva ragionevolmente fare, dimettendosi dalle cariche istituzionali e sospendendosi dal partito. Aspettiamo che la vicenda si concluda con una verità giudiziaria. La giustizia è la legge, non è quello che viene scritto sui giornali». «Ho sempre avuto fiducia nella giustizia - ha proseguito - non ho mai polemizzato contro un giudice. Sostenere se questa vicenda porterebbe alla luce un sistema di potere del nostro partito, o meglio dei Ds, è una cosa assolutamente falsa».
«Se Penati risultasse colpevole anche di un decimo delle accuse che gli sono state mosse finora - ha concluso D'Alema - sarebbe un atto inqualificabile contro il Paese ed anche contro il Pd ma occorre aspettare che questo venga accertato».

D'Alema a Renzi: «Loffio» chi critica per andare su giornali - Il «molto giovane» Matteo Renzi, prima di criticare il Pd e i suoi dirigenti, dovrebbe usare «una parolina di gratitudine al partito che gli ha consentito di fare il sindaco». E' la risposta al sindaco di Firenze di Massimo D'Alema dal palco della Festa nazionale del partito a Pesaro, che considera «loffio» chi attacca anche all'interno per conquistare qualche titolo sui giornali.
«Renzi è molto giovane ed è diventato sindaco di una importante città - ha ricordato D'Alema -. Io, nella sua situazione, sarei grato verso il partito che gli ha consentito di farlo. Prima delle critiche, una parolina di gratitudine mi sembra ragionevole». «Ci sono molte persone giovani che dirigono il nostro partito - ha precisato - e noi non abbiamo più la conduzione del Pd... io non ho neanche un ufficio nella sede. Non si confondano le relazioni pubbliche che continuiamo ad avere, con la direzione». In passato, ha ricordato l'ex segretario del Pds «posso assicurare che il partito lo gestivamo noi giovani, ma quando parlavano Ingrao o Napolitano noi ascoltavamo con rispetto».
«Una giovane generazione che ha bisogno di criticare me per andare sul giornale - ha concluso D'Alema - vuol dire che è loffia».

La replica di Renzi: «Se fosse stato per lui il sindaco di Firenze sarebbe un altro» - «Certo che sono grato al partito, ma vorrei che il Pd non si concludesse con le singole persone e i singoli dirigenti». Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, risponde dalla festa nazionale del Pd a Massimo D'Alema che gli ha chiesto - sempre dal palco di Pesaro - maggiore «gratitudine» per il partito che gli ha permesso di fare il sindaco.
«Prima di tutto - ci tiene a precisare Renzi - sono grato ai fiorentini che mi hanno votato». E poi, «a dir la verità se era per Massimo D'Alema il sindaco di Firenze lo faceva qualcun altro perché lui ha sostenuto alle primarie un'altra persona». «Io dal Pd non me ne vado, nemmeno se mi cacciano - ha aggiunto -. Questa è casa mia».
«Se ci saranno le primarie - ha proseguito il rottamatore - il gruppo dei giovani dovrebbe avere il coraggio di mettere un suo candidato e quel candidato non sarò io perché vorrei continuare a fare il sindaco di Firenze». In ogni caso la candidatura a premier «credo che sia l'ultimo dei problemi del nostro Paese. Si facciano le primarie. Ci dovranno essere delle idee chiare per rilanciare il paese. Spero che potranno essere primarie libere e democratiche le stesse che hanno fatto eleggere Prodi, Veltroni e Bersani».

D'Alema: Le vicende giudiziarie di Berlusconi sono incommentabili - Il Paese è in grave difficoltà e «soffre l'assenza di una guida politica». Le ultime intercettazioni tra il premier e Lavitola «fanno capire di che cosa si occupa nel frattempo il presidente del Consiglio». Queste vicende, per Massimo D'Alema, ormai «sono incommentabili».
«Ormai le vicende giudiziarie di Berlusconi sono secondo me incommentabili - ha detto D'Alema a margine di un dibattito alla Festa nazionale del Pd di Pesaro -. Io ho scelto da tempo da tempo di occuparmi solo dei problemi del Paese. Ci sono talmente tanti motivi per i quali Berlusconi se ne deve andare che non c'è neanche bisogno di parlare di queste cose».
«Il Paese - ha aggiunto il presidente del Copasir - soffre drammaticamente l'assenza di una guida politica. Al massimo queste notizie ci fanno capire di che cosa si occupa nel frattempo il presidente del Consiglio».

Quagliariello (Pdl): «D'Alema è l'ultimo a poter parlare» - «Il sismologo D'Alema è l'ultima persona al mondo a poter parlare del caso Tarantini». Lo dichiara Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del PdL al Senato.