11 dicembre 2019
Aggiornato 17:00
Il delitto di Perugia

Omicidio Meredith, guerra di perizie per Amanda e Raffaele

Le Difese degli imputati contestano gli esiti su Dna. Il Pm avanti deciso: «E' tutto chiaro»

PERUGIA - Il verdetto di assoluzione o di condanna per Amanda Knox e Raffaele Sollecito, già in carcere per l'omicidio di Meredith Kercher, passerà quasi esclusivamente dai dubbi o dalle certezze emerse dalla prima perizia sulle tracce di Dna; perizia vista, approvata, rivista, bocciata, ora difesa dall'accusa e messa invece sotto accusa dalle difese. Nell'udienza di oggi le controanalisi del professor Giuseppe Novelli, perito dell'università di Tor Vergata nominato dal pm Manuela Comodi, hanno confermato i risultati della prima perizia, condotta dalla biologa Patrizia Stefanoni per conto della procura e sulla quale si è fondato il giudizio di colpevolezza in primo grado. Riabilitando così quella prima perizia che era stata invece sconfessata dalla seconda, quella super partes disposta dalla corte di appello di Perugia e che aveva riaperto spiragli per Amanda e Raffaele.
Non è d'accordo con Novelli, invece, il consulente di Amanda e Raffaele, Adriano Tagliabracci, che non ha dubbi e continua a puntare il dito sulla perizia della Stefanoni: «Procedura non corretta nell'analisi del materiale sul gancetto di reggiseno indossato da Meredith Kercher sul quale è stato trovato il Dna della studentessa inglese misto a quello del giovane pugliese». Contaminazione allora.

Perito Pm: «Sul coltello profilo Metz, no contaminazioni» - Nell'aula della Corte di Appello di Perugia tutto ruota intorno alla prima perizia sulle tracce genetiche rintracciate sull'arma del delitto e su un gancetto di reggiseno della vittima, che ha portato in carcere i due ex fidanzati Amanda Knox e Raffaele Sollecito per l'omicidio di Meredith Kercher. E oggi la perizia richiesta dal pm Manuela Comodi sembra segnare un due a uno per l'accusa.
Anche nell'udienza odierna l'accusa e le difese si sono, infatti, confrontate a colpi di periti - di parte stavolta - sull'attendibilità dei profili genetici attribuiti ad Amanda e Raffaele sulla presunta arma del delitto e su un gancetto di reggiseno della vittima. Dopo la perizia richiesta dalla Corte d'Appello per fare chiarezza che è andata a favore delle difese, il Pm Manuela Comodi ha chiamato a giudicare sul lavoro della dottoressa Patrizia Stefanoni, che curò la prima perizia, il docente universitario di genetica all'Università di Tor Vergata, Giuseppe Novelli. Una testimonianza richiesta dall'accusa e che non ha tradito le aspettative. Secondo i suoi studi i quantitativi di Dna intercettati sui reperti «sono sufficienti con le nuove tecniche per appurare il profilo genetico» ed ha escluso la «contaminazione su coltello e gancetto del reggiseno, dato che non è provabile tecnicamente come richiesto dai protocolli scientifici». In base a questo Novelli ritiene presente sulla lama del coltello il profilo genetico di Meredith Kercher, che invece i periti super-partes avevano escluso a priori, confermando invece che sulla impugnatura c'era Dna sufficiente per individuare la traccia di Amanda Knox. C'è da ricorda che il coltello era utilizzato comunemente - da qui le tracce di amido - da entrambi gli ex fidanzati, qualche dubbio sul gancetto di reggiseno resta dato che il docente Novelli ammette la presenza di «dna misto» dove c'è anche quello di Sollecito. L'avvocato Della Vedova però ha fatto vacillare le sicurezze della accusa e dello stesso Novelli citando in aula un'opera scientifica dello stesso professore che sembra contrastare sulle parole dette in aula. «Nella sua opera si parla di una soglia di 100 picogrammi per avere una identificazione certa del profilo genetico, ma oggi lei parla anche di 20-25 picogrammi, perché?»: ha domandato l'avvocato. Risposta: «quella è una soglia convenzionale, standard, ma ci sono nuove tecnologie».
E' rimasta invece ferma nelle sue convinzioni e risultati - che hanno determinato la prima perizia - la biologa Patrizia Stefanoni che, dopo la bocciatura dei periti super-partes, ha poi rivendicato la correttezza delle analisi compiute nei laboratori della polizia scientifica. «Il gancetto del reggiseno venne esaminato - ha spiegato ancora in aula - dodici giorni dopo l'analisi dell'ultima traccia di Sollecito, mentre il coltello considerato come l'arma del delitto è stato lavorato sei giorni dopo l'ultima traccia della vittima. Nulla è stato portato nella stanza di Meredith dall'esterno». In aula sono presenti Amanda Knox e Raffaele Solletico.

PM: «Procedura corretta su dna in primo grado» - Il pm Manuela Comodi ha contestato in aula, portando anche verbali e documentazioni, le considerazioni dei periti super partes che nella, relazione sul dna trovato nei reperti del caso Meredith Kercher, avevano escluso la presenza dei cosiddetti «controlli negativi» sui tamponi prelevati per verificare la presenza di tracce di Amanda Knox e Raffaele Sollecito sulla presunta arma del delitto e sul frammento del gancetto del reggiseno della vittima. Questi controlli, scientifici sono previsti dal protocollo internazionale che secondo i tecnici dell'accusa non avrebbero seguito alla lettera nel processo di primo grado.
Il pm ha smentito questa mancanza ed ha presentato copia dei verbali in sede di gup, ribadendo che le stesse difese avevano analizzato e interrogato la dottoressa Stefanoni - perito dell'accusa - su questi aspetti. «La dottoressa Stefanoni - ha spiegato il pm Comodi - ha messo a disposizione i seguenti atti per il gancetto del reggiseno e aveva inoltre ribadito di avere anche i dischetti delle procedure per l'arma del delitto. Non erano stati allegati in un primo tempo, sia perchè non richiesti dalle difese e per una consuetudine tra periti. Ora chiediamo alla corte di acquisire questo materiale che va a dimostrare come si siano seguite tutte le procedure standard nelle analisi del dna».
Le difese di Amanda Knox e Raffaele Sollecito si sono dette contrarie all'acquisizione per documenti che risalgono ad oltre 3 anni fa. Per l'avvocato Della Vedova - legale di Amanda Knox - è la dimostrazione di come l'accusa non abbia mai messo completamente a disposizione i documenti del processo per le difese. L'avvocato Giulia Bongiorno invece ha spiegato che sono giuste le analisi dei periti super partes che hanno basato la loro inchiesta sul fascicolo d'Appello del processo, dove questa documentazione non era presente, come si evince oggi in aula con tre anni di ritardo.