10 luglio 2020
Aggiornato 00:30
Inchiesta Area Falck

Gasparri: «Penati è solo una pedina»

«La querela di Veltroni? Ho detto solo verità accertate». Fassino da mandato ai suoi legali di querelare il Senatore del PDL che replica: «Non mi faro intimidire»

ROMA - Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, intervistato da Il Tempo, ribadisce l'attacco al Pd sulla vicenda Penati, definendo l'ex presidente della provincia di Milano «solo una pedina di un sistema più ampio», perchè «l'illegalità - dice Gasparri - è riferita al partito nella migliore, si fa per dire, tradizione del Pci».
«E' illegalità come struttura di partito. E' un'ombra inquietante che circonda il gruppo dei Ds prima e poi del Pds e del Pd. Non è per arricchimento personale, dicono. Mi sembra un'aggravante.
Bersani - sottolinea ancora il capogruppo Pdl al Senato - dovrebbe ammettere di avere delle responsabilità. Penati era il suo braccio destro. Un Greganti in salsa contemporanea. E' arrivato lì per capacità politica o perchè era un uomo di fiducia?». «Il problema - prosegue Gasparri - è che è 'il sistema ad essere marcio'. 'Non si parla mai dei voli di D'Alema sulla tratta Roma-Elba creata dai suoi uomini piazzati nelle aziende che gestiscono queste concessioni e se invece Verdini va a pranzo con degli amici inventa la P3? Bersani queste cose le sa, mica è Alice nel paese delle meraviglie come Veltroni».
Quanto alla querela annunciata da Walter Veltroni, Gasparri replica: «Ho detto che il partito di Veltroni, l'allora Pds, ha incassato parte delle tangenti Enimont. E' una cosa accertatissima. Veltroni è forse in grado di affermare che il suo partito non incassò tangenti nella vicenda Enimont? E lui a quel tempo non era già da anni nel gruppo di vertice?».

Fassino querela Gasparri -«Ho dato mandato ai miei legali di sporgere querela nei confronti del Senatore Gasparri per le sue affermazioni calunniose e denigratorie». E' quanto ha dichiarato Piero Fassino dopo le dichiarazioni dell'altro giorno di Maurizio Gasparri a proposito del caso Penati e dell'inchiesta sull'Area Falck.

La replica di Gasparri: «Non mi farò intimidire» - «Agli immemori del Pd dedicheremo presto un riassunto delle più sconcertanti vicende che hanno caratterizzato la storia del Pci, del Pds, dei Ds e del Pd. Dall'oro di Mosca al dalemiano Tedesco, dalla tangente Enimont al Pds e al modello Sesto, da Greganti a Penati. Tanti capitoli ben noti a un gruppo dirigente che ha attraversato in buona parte tutte queste vicende». Lo afferma il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri.
«Se qualcuno si illude di chiamarsi fuori con tentativi intimidatori ha sbagliato indirizzo. Anzi in questo modo ci consentirà di aprire un processo morale dapprima nell'aula del Senato, poi nelle aule giudiziarie. Sono pronto ad accettare qualsiasi confronto pubblico o giudiziario, chiamando centinaia di testimoni a supporto delle mie dichiarazioni, dai capi delle Coop rosse alla Donegaglia e a Di Pietro che evitò meritati guai ai capi della sinistra. Sono lieto che qualcuno abbia 'abboccato all'amo', così avremo l'opportunità di ristabilire la verità storica», conclude.

Di Traglia: «Gasparri parli dopo aver chiesto le dimissioni del Premier» -«Gasparri, Cicchitto e Alfano abbiano il coraggio di chiedere a Berlusconi, Verdini, Cosentino e dell'Utri di fare un passo indietro e chiedano, se esiste, la convocazione della commissione di garanzia del Pdl per decidere su questi dirigenti rinviati a giudizio per diversi reati, tra i quali spicca per Berlusconi la corruzione. Chiedano un passo indietro e il rifiuto della prescrizione». Così Stefano Di Traglia, responsabile comunicazione del Pd, replica al capogruppo Pdl al Senato.
«Noi - si legge ancora - abbiamo affrontato di petto il caso Penati. Ed è giusto che sia così, perché vogliamo essere trasparenti. Loro, per conquistarsi il diritto di parlare, devono prima dimostrare di avere lo stesso rigore che abbiamo dimostrato noi. E' ora che Gasparri, Cicchitto e Alfano siano chiamati a rispondere del loro comportamento di fronte a questi fatti: che il presidente del consiglio deve affrontare i processi per corruzione (caso Mills), il caso Ruby, il caso Mediatrade e altro, che Verdini è coinvolto in diverse inchieste, dell'Utri e Cosentino sono accusati dalla magistratura di essere vicino alle organizzazioni criminali, Marco Milanese è al centro dell'inchiesta P4».