11 luglio 2020
Aggiornato 23:30
La questione morale e il PD

Per i PM di Monza non è più necessario arrestare Penati

Rinuncia ad appello anche per Vimercati: «I due si sono presentati». Il riferimento è ai rispettivi interrogatori, chiesti e ottenuti dagli stessi indagati

MILANO - Nessuna reiterata richiesta di arresto. La procura di Monza ha presentato formale rinuncia all'appello contro l'ordinanza del gip Anna Magelli, che il 25 agosto scorso aveva rigettato la richiesta di custodia cautelare nei confronti dell'ex presidente della provincia Filippo Penati e il suo 'ex braccio destro', Giordano Vimercati. A determinare la decisione della procura titolare delle indagini su un presunto giro di tangenti relative alle aree ex Falck e Marelli, una serie di elementi. Ha inciso il fatto che i due indagati si siano «spontaneamente presentati al pm senza limitarsi a generici dinieghi di responsabilità - si legge nell'atto - ma fornendo una propria articolata ricostruzione dei fatti con indicazione di persone e produzione di documenti a sostegno delle rispettive versioni». Il riferimento è ai rispettivi interrogatori, chiesti e ottenuti dagli stessi indagati.

Il primo a presentarsi ai pm Walter Mapelli e Franca Macchia era stato, il 9 ottobre scorso, Filippo Penati. Si era preparato al faccia a faccia con i magistrati, durato più di otto ore, con una valigetta carica di carte. Dopo di lui, anche l'ex capo di Gabinetto della provincia Vimercati aveva chiesto un incontro con il pm Walter Mapelli: davanti a lui era stato 3 ore e mezzo per chiarire la sua posizione, respingendo le accuse mosse nei suoi confronti dagli imprenditori Piero Di Caterina e Giuseppe Pasini. Ma non è stato solo il comportamento a determinare la rinuncia. «le cessazione dagli incarichi» riflette infatti la procura «consentono di escludere in generale il rischio di reiterazione del delitto». «Non è più attuale» inoltre «o comunque fortemente ridimensionato il pericolo di inquinamento istruttorio concernente le sole e specifiche imputazioni illustrate nell'originale richiesta di custodia cautelare».

Nessun passo indietro da parte della Procura, ma solo la valutazione di una serie di considerazioni. Primo fra tutte il fatto che il tempo trascorso dal momento della richiesta di arresto ad oggi ha attenuato, secondo gli inquirenti, tutte le esigenze cautelari. Nello stesso periodo inoltre, in sostanza, secondo la procura sarebbero stati acquisiti elementi che vengono ritenuti sufficienti a fare una certa chiarezza, tanto da potersi considerare venuto meno il pericolo di inquinamento probatorio.