10 luglio 2020
Aggiornato 21:30
Inchiesta area Falck, polemiche nel PD

Renzi: «Se fossi Bersani vorrei le dimissioni di Penati»

Il Sindaco di Firenze: «Scegliere la via della trasparenza». Pisapia: «Nessun imbarazzo per la mia giunta». Bersani: «Non vogliamo nessuna ombra, si arrivi alla verità»

FIRENZE - Se fosse il segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi lancerebbe un appello pubblico a Filippo Penati «perché rinunci alla prescrizione. Un bel gesto. E mi auguro che possa provare la sua innocenza». Insomma, in un'intervista al Corriere della sera, il sindaco di Firenze «rottamatore» chiede trasparenza all'ex presidente della Provincia di Milano, indagato per corruzione, e lo invita a scegliere la strada della trasparenza.
«La vicenda (delle presunte tangenti, ndr.) sembra abnorme», commenta Renzi, che si dice però «sempre garantista. E il garantismo non va esercitato solo per la propria parte». Renzi afferma di non aver mai creduto alla «diversità etica» del centrosinistra e aggiunge che Penati, dopo essersi dimesso da vicepresidente del consiglio della Regione Lombardia e autosospeso dal partito, dovrebbe fare un terzo passo e lasciare la carica di consigliere regionale, «sennò - conclude Renzi - pare una furbizia e gli italiani non reggono più le furbizie».

Pisapia: «Nessun imbarazzo per la mia giunta» - «Per la mia giunta, per me e per il mio assessore (Maran, ndr) non c'è nessun imbarazzo» dal caso Penati perché «non abbiamo subito alcuna pressione». Lo ha affermato il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ribadendo che la nomina dell'assessore Pierfrancesco Maran è stata fatta dal sindaco in totale autonomia senza alcuna pressione da parte di persone legate ai partiti. «Comprendo - ha concluso Pisapia - che il caso Penati stia mettendo in imbarazzo il centrosinistra».

Bersani: «Non vogliamo nessuna ombra, si arrivi alla verità» - Sulla vicenda che vede indagato dalla Procura di Monza Filippo Penati «non ci devono essere ombre» e «si deve arrivare alla verità». Lo ha chiesto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani che, dalla festa del partito a Pontelagoscuro ha ribadito: «Non ci piacciono le prescrizioni» anche per fatti di sette, dieci anni fa».
«Come partito - ha detto Bersani - possiamo dire che non ci piacciono le prescrizioni anche se si parla di cose di sette/dieci anni fa perché vorremmo che su queste vicende non ci fossero ombre e si arrivasse alla verità». La decisione di uscire dal partito deve, secondo il segretario, essere presa da Penati e dai suoi avvocati. L'espulsione dal partito è «un meccanismo - ha spiegato - affidato allo statuto e alla commissione di garanzia che è al lavoro» la quale «si farà una opinione e ci dirà. Non interferiamo in nessun modo con la magistratura» perché «abbiamo un profilo etico che ci interessa preservare».
Se anche Silvio Berlusconi avesse fatto i «passi indietro» che ha fatto Filippo Penati una volta iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Monza, in questo momento «sarebbe a Comacchio».
«A furia di passi indietro - ha detto ai militanti del Pd Bersani - adesso Berlusconi sarebbe a Comacchio» che dista da Pontelagoscuro circa sessanta chilometri. Sulla possibilità di rinunciare alla prescrizione da parte di Penati, il segretario ha aggiunto: «In uno stato di diritto è una scelta che va lasciata alla persona e ai collegi di difesa».

Enrico Letta: «Penati si dimetta» - «Nel Pd non può esserci alcuna macchia. Se c'è qualcuno che si è macchiato di illeciti o è anche solo sotto inchiesta una sola è la strada: dimissioni». Così Enrico Letta a margine della VII edizione di veDrò, l'Italia del futuro, il think net da lui fondato, che si riunisce ogni anno a Dro (TN) presso la Centrale idroelettrica di Fies, interviene sul coinvolgimento di Penati nell'inchiesta sull'Area Falck.
«Nessuna ambiguità sarà tollerata. Questa è la differenza tra noi e loro. Nel centro-destra a chi è sotto inchiesta offrono di fare il ministro. Noi chiediamo un passo indietro. Il garantismo rimane, comunque, come punto fermo fino alla fine. Ma gli sviluppi processuali e le vicende emerse impongano ora dimissioni e rinuncia alla prescrizione», aggiunge.

Franceschini: «La rinuncia alla prescrizione sarebbe giusta» - Sulla possibilità di rinunciare alla prescrizione deve decidere Filippo Penati; anche se «sarebbe positivo e giusto» secondo il capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini «non ci può essere una pressione politica».
«Sarebbe positivo e giusto» che Penati rinunciasse alla prescrizione per l'inchiesta della Procura di Monza, ha detto Franceschini nel corso di un dibattito con Pier Luigi Bersani alla festa di Pontelagoscuro, ma «quando c'è una responsabilità individuale non è il Pd che può dirgli quello che deve fare, no ci può essere una pressione politica: deve essere una decisione personale».
«A destra - ha avvertito il capogruppo - la tecnica è sempre quella: fare una legge ad personam, rifiutare l'autorizzazione a procedere e attaccare costantemente la magistratura. È un copione che va avanti da venti anni. Adesso circola l'idea che 'tutti devono essere uguali' ma questa è una cosa alla quale dobbiamo reagire con tutta fermezza» perché si tratta soltanto di una campagna portata avanti dai giornali di destra. «Noi - ha aggiunto Franceschini - dobbiamo essere un partito che ha la capacità di prevenzione e di punizione indipendentemente dalla presenza di reati o di illeciti. Abbiamo un codice etico, ma forse possiamo fare di più, proponendo anche delle regole che puniscano il malcostume e non soltanto il reato».

Formigoni: «Sta emergendo un quadro pesantissimo» - Per il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, le inchieste che riguardano l'area Falck e che stanno investendo l'ex vicepresidente regionale, Filippo Penati, «stanno facendo emergere un quadro pesantissimo di responsabilità di persone e di partiti». Formigoni si definisce comunque «garantista e l'ultima parola sulla vicenda sarà in carico alla magistratura».

«Di Leva e Magni respingono le accuse davanti al gip» - L'ex assessore Pasqualino Di Leva e l'architetto Marco Magni, arrestati la settimana scorsa a Monza, nell'ambito della stessa inchiesta che coinvolge l'ex coordinatore nazionale del Pd Filippo Penati, nell'interrogatorio di garanzia davanti al gip Anna Magelli hanno in sostanza respinto l'accusa di corruzione.
Gli avvocati difensori Luigi Peronetti e Giuseppe Vella hanno presentato istanza di remissione in libertà o in subordine di arresti domiciliari, sostenendo che non ci sono le esigenze cautelari. Intanto i pm Walter Mapelli e Franca Macchia stanno sentendo come testimone la funzionaria del Comune Nicoletta Sostaro, addetta allo sportello edilizia.