Letta: «Penati rinunci alla prescrizione». Veltroni querela Gasparri

Gasparri: «Si scrive Penati si legge Bersani». Cicchitto: «E' un sistema di potere Pci-Pds». Veltroni: «Parole gravi». Bindi: «Il Pdl ci delegittima per coprire le sue difficoltà». Boccia (Pd): «Noi rispettiamo le regole, il Pdl fa gli scudi»

ROMA - Filippo Penati deve rinunciare alla prescrizione. Lo ha detto il vice-segretario del Pd Enrico Letta in una intervista al Tg3: «Non c'è dubbio che Penati deve rinunciare alla prescrizione. Non c'è dubbio anche che il lavoro della commissione di garanzia dirà cose che poi dovranno essere accettate. Questa è la differenza tra noi e l'atteggiamento di altri. Da noi chi è toccato da questi fatti si deve dimettere e si deve far processare, altri diventano ministri. Non ci può essere alcuna macchia in questa storia».

Gasparri: «Si scrive Penati si legge Bersani» - Le inchieste della procura di Monza sulle presunte tangenti a Sesto San Giovanni fanno emergere il «sistema di potere dei Ds-Pd» e chiamano in causa direttamente il segretario democratico Pier Luigi Bersani. Lo ha detto il capogruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri: «Si scrive Penati si legge Bersani. dalle vicende di Sesto San Giovanni. Appare come la continuazione delle tradizionali vicende che hanno visto il principale partito della sinistra al centro di un sistema finanziario ricco di risorse e povero di trasparenza, per non dire altro».
«Non è un caso - ha aggiunto - che in difesa del modello Sesto sia scesa in campo anche la vecchia guardia dell'ex Pci sui propri giornali poco riformisti. Non sarà il soccorso giudiziario che vorrebbe far scattare la prescrizione a cancellare questo gigantesco scandalo. Le cifre enormi, i rapporti tra Gavio, Fassino e Bersani, proseguiti nell'acquisto superpagato delle azioni della Serravalle da parte di Penati, fanno immaginare che le risorse illecitamente pagate non servissero per singoli corrotti, ma per alimentare un sistema. E Bersani spera di farla franca come capitò ai suoi predecessori graziati dal Di Pietro magistrato che così, salvati dalla tangente Enimont i capi Pds D'Alema, Veltroni, Fassino ecc..., si avviò verso la carriera ministeriale insieme alla sinistra a cui aveva garantito immeritata impunità».
Ha concluso Gasparri: «Dall'Enimont e dalle coop al metodo Sesto gestito da Penati braccio destro di Bersani la storia non pare diversa. Serve una campagna di verità. E' questo il vero e illecito costo della politica. Bersani non si illuda di sfuggire alle sue colpe politiche e morali. Così come Penati e i compagni di Sesto non potranno evitare la realtà. C'è tutta una storia da riscrivere. Dalla Napoli degli anni ottanta all'area Falck».

Cicchitto: «Penati? E' un sistema di potere Pci-Pds» - Sarebbe sbagliato «criminalizzare» Filippo Penati, le inchieste della procura di Monza stanno portando alla luce non reati di un cittadino ma un «sistema di potere» che viene dal «Pci-Pds». Il capogruppo alla Camera del Pdl Fabrizio Cicchitto ha commentato così gli sviluppi delle indagini sull'ex area-Falck: «L'ultima cosa indecente da fare è quella di presentare Penati come una sorta di criminale evocando cosi una famosa battuta riferita molti anni fa a tutta un'altra storia: 'una sorta di pidocchio nella criniera di un bellissimo cavallo'. Infatti, la criminalizzazione di Penati ad opera del Pd è del tutto strumentale, ha l'obiettivo di fare scomparire l'esistenza di un sistema di potere politico ed economico del Pci-Pds non colpito ai tempi di Mani Pulite, sopravvissuto ad esse e poi aggiornato e ristrutturato fino ai tempi nostri con una ridislocazione all'interno del Pd anche in funzione della lotta fra le correnti e delle primarie».
«Di conseguenza - ha concluso - Penati non è nè un mariuolo nè un criminale solitario, ma uno dei punti di riferimento politici di questo sistema. Nel passato il Pci operava in modo più attento ed accorto la differenziazione di ruoli fra chi faceva politica e chi gestiva gli affari».

Veltroni querela Gasparri: «Parole gravi» - Walter Veltroni querela Maurizio Gasparri per le frasi pronunciate dal capogruppo in Senato del Pdl sulla vicenda Penati. Gasparri aveva oggi detto, tra l'altro: «Bersani spera di farla franca come capitò ai suoi predecessori graziati dal Di Pietro magistrato che così, salvati dalla tangente Enimont i capi Pds D'Alema, Veltroni, Fassino ecc..., si avviò verso la carriera ministeriale insieme alla sinistra a cui aveva garantito immeritata impunità».
In una nota, Veltroni ha replicato spiegando di avere dato mandato ai suoi avvocati di sporgere querela per diffamazione contro il senatore Gasparri per le dichiarazioni oggi da lui rilasciate e riportate dalle agenzie di stampa. «Si tratta - ha detto Veltroni - di affermazioni ancora più gravi visto che provengono da una persona che ricopre importanti incarichi istituzionali».

Bindi: «Il Pdl ci delegittima per coprire le sue difficoltà» - Il Pdl attacca sul caso-Penati per «coprire le sue difficoltà». Lo ha detto la presidente del Pd Rosy Bindi: «Il Pdl vuole delegittimare il ruolo di governo e la credibilità del Partito democratico per distogliere l'attenzione dalle difficoltà della maggioranza di fronte alla pesante e iniqua manovra di ferragosto. Noi invece non abbiamo affatto nascosto la testa sotto la sabbia, né alzato polveroni su complotti, né cercato di intimidire o fermare le indagini della magistratura».
«Sulla vicenda Penati - ha proseguito - abbiamo reagito e stiamo reagendo in nome di una concezione della politica diversa e alternativa a quella che la destra berlusconiana ha praticato in questi anni. Non abbiamo invocato norme 'ad personam', né pasticciato su indecenti modifiche alla costituzione o ai processi in corso. Al contrario, abbiamo scelto la via del rigore e della trasparenza, abbiamo chiesto chiarezza e a Penati di distinguere tra la sua posizione e quella delle istituzioni e del partito. Non criminalizziamo nessuno e non abbiamo bisogno di capri espiatori, più semplicemente sentiamo il dovere della coerenza con uno dei compiti che il Pd si è dato: restituire fiducia nella politica con un rinnovamento profondo delle istituzioni e dei partiti».

Pd: «Noi rigorosi, il Pdl prima di parlare sia coerente» - Il Pd si sta comportando con «rigore» sul caso-Penati e il Pdl «prima di parlare» dovrebbe fare altrettanto con Silvio Berlusconi. Lo ha detto Antonio Misiani, parlamentare Pd e tesoriere del partito: «Filippo Penati è indagato e noi abbiamo chiesto che facesse un passo indietro, perché crediamo che in questi casi vada esercitato il massimo rigore. Naturalmente ci aspettiamo che anche Alfano, Gasparri e Cicchitto, prima di parlare, applichino lo stesso criterio e chiedano a gran voce un passo indietro al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che non solo è indagato ma già rinviato a giudizio per diversi gravi reati, compresa la corruzione. Riteniamo sia giusto chiedere a chi è indagato per corruzione di fare un passo indietro. Chi però ci attacca ma non si muove in questa direzione è chiaramente in malafede. Noi siamo coerenti e continueremo a praticare e a chiedere rigore soprattutto verso noi stessi. Ora però tocca anche a tutti gli altri di dare prova di essere ugualmente coerenti e rigorosi»

Boccia (Pd): «Noi rispettiamo le regole, il Pdl fa gli scudi» - Il Pd punisce chi sbaglia, non lo nomina ministro né fa «scudi fiscali». Lo ha detto il parlamentare Pd Francesco Boccia, replicando agli attacchi del Pdl sulla vicenda Penati. «Noi non cambiamo idea: la magistratura sulla vicenda Penati farà il suo lavoro e noi ne rispetteremo le decisioni come sempre. Noi non ci sogneremo mai di parlare di complotti o di cambiare le regole in corso come spesso ha tentato di fare il centrodestra con la giustizia perché difendere il lavoro dei magistrati significa difendere la costituzione. Su questo principio non arretriamo di un centimetro».
«Oggi - ha aggiunto Boccia - è partita purtroppo una campagna di sciacallaggio contro il Pd che si commenta da sola. Per noi chi sbaglia paga è un criterio non negoziabile che riguarda tutta la politica italiana, anche il partito di Gasparri e Cicchitto. Noi, quando qualcuno sbaglia, se sbaglia, gli chiediamo di difendersi davanti ai giudici, di dimettersi, di farlo presto e senza scorciatoie o scudi. Non li nominiamo ministri, ne stravolgiamo la Costituzione. Perché ci sono dei limiti, nella convivenza democratica, che nemmeno il più basso livello di sciacallaggio può superare».

Zanda: «Se Penati ha sbagliato paghi, rifiuti prescrizione» - Se Filippo Penati ha sbagliato deve «pagare», anche «uscendo dal partito e rinunciando alla prescrizione». Lo ha detto il vice-presidente dei senatori Pd Luigi Zanda, precisando però che le critiche dei capigruppo parlamentari Pdl Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri sono «in malafede».
Ha detto Zanda: «Se Penati ha sbagliato, peraltro in anni in cui il Pd nemmeno esisteva è giusto che paghi per intero il suo conto con la politica e la giustizia anche uscendo dal partito e rinunciando alla prescrizione. Ma nel tentativo di Cicchitto e Gasparri di accostare sotto il profilo etico morale il Pd al Pdl, c'è tutta la malafede politica di chi da sempre ha garantito l'immunità a Berlusconi con una dozzina di leggi ad personam e ha difeso dentro e fuori dal parlamento personaggi come Cosentino, Brancher, dell'Utri, Verdini e Previti».