20 novembre 2019
Aggiornato 15:00
Rapporzo Svimez

Pd: Governo Berlusconi fallisce in tutto il territorio

Fassina: «Serve un'altra fase politica». Damiano: «E il Premier tace»

ROMA - I dati dello Svimez sul Mezzogiorno sono «scioccanti», dimostrano il «fallimento» del Governo. Lo dicono Stefano Fassina e Cesare Damiano, rispettivamente responsabile economia e capogruppo in commissione Lavoro della Camera. «Come può l'Italia guardare al futuro - ha detto Fassina - quando in metà del Paese soltanto tre giovani su 10 lavorano e soltanto due ragazze su 10? Come si può continuare a fare propaganda sul Piano Sud o sulla Banca del Sud che, entrati nel quarto anno della legislatura, sono ancora in alto mare? Come si può continuare a dirottare le risorse del Fsa per coprire i buchi di spesa corrente nel resto del Paese? Sopratutto, come si può continuare a rinviare l'avvio di una stagione di riforme per lo sviluppo sostenibile?».
«Il Sud - ha aggiunto - soffre in forma più acuta degli stessi mali che soffocano anche il resto dell'Italia. Questione Meridionale e Questione Settentrionale sono le due facce della stessa medaglia. Non a caso il Governo Berlusconi-Bossi-Tremonti-Scilipoti fallisce in tutto il territorio nazionale. Anche i dati di oggi confermano che abbiamo bisogno di aprire un'altra fase politica».

Quindi, Damiano ha sottolineato che «Berlusconi tace e il Paese affonda. Quando il governo parla propone manovre socialmente inique che non convincono i mercati, perché la malattia è il governo stesso. In tempo di crisi acuta e strutturale, per 3 anni negata dal premier e dai ministri con spregiudicata irresponsabilità, il governo si occupa, dopo il processo breve, del processo lungo. Ignorare di essere sull'orlo del baratro e non comprendere che l'autunno sarà segnato da pesanti processi che colpiranno l'occupazione e il reddito di ceti medio-bassi che diventano sempre più poveri, vuol dire essere indegni di governare il Paese».
«I dati odierni di Svimez sull'occupazione giovanile - ha proseguito Damiano - nel Mezzogiorno sono un vero e proprio shock: in sintesi, due giovani su tre non lavora e cresce, tra questi, il numero di quelli che non studiano. Occorre, come diciamo da tempo, una svolta politica: il Pd ha le sue proposte anche per l'occupazione giovanile. Diminuire il costo del lavoro stabile; escludere la retribuzione contrattuale dalla determinazione degli appalti al massimo ribasso; estendere gli ammortizzatori sociali anche al lavoro precario e prevedere un rimborso spesa per stagisti e tirocinanti; mantenere i diritti acquisiti dei lavoratori trasferiti a seguito di cessione di ramo d'azienda; detassare il lavoro autonomo dei giovani; totalizzare tutti i contributi pensionistici, anche quelli di un solo giorno di lavoro».