24 agosto 2019
Aggiornato 17:30
Omicidio Meredith

I periti ribadiscono: «Non c'è sangue sul coltello»

Irregolarità nel processo di refertamento, anche nei sopralluoghi all'interno dell'abitazione di Raffaele Sollecito dove fu ritrovata la presunta arma del delitto

PERUGIA - I periti nominati dalla Corte d'Appello, ascoltati oggi in aula nell'ambito del processo Meredith, hanno ribadito alcune irregolarità nelle procedure di refertamento - atte ad evitare contaminazioni dei reperti - anche nei sopralluoghi all'interno dell'abitazione di Raffaele Sollecito dove fu ritrovata la presunta arma del delitto.

«Gli agenti non portavano tute di protezione ed avevano guanti già utilizzati e quindi sporchi» spiegano i periti. «Inoltre secondo le testimonianze rese in sede di Gup, due agenti hanno ammesso di aver toccato, repertato e sigillato il coltello ritenuta l'arma del delitto. Una situazione poco chiara anche perché uno degli agenti ha spiegato che il coltello è stato sigillato in Questura, mentre un altro - secondo i tabulati - sul posto». Il cambio dei guanti non sarebbe stato sistematico, ma a discrezione sulla base dell'esperienza degli auto dei sopralluoghi. I periti hanno analizzato la perizia precedente alla loro - autrice la dottoressa Stefanoni - non potendo effettuare nuove analisi sul Dna sul gancetto di reggiseno della vittima e sulla presunta arma del delitto perché «non c'è evidenza di presenza di sangue».

Sulla perizia precedente sono state trovate alcune anomalie: nessuna quantificazione del Dna sui reperti («fondamentale per l'accertamento della traccia e la sua riconducibilità), nessuna spiegazione sulla decontaminazione dei numerosi reperti oggetto di studio, strumentazioni non adatte per l'analisi del sangue umano. «Dai nostri studi, seppur in assenza di valori certificati, la quantità di Dna è sotto la soglia di analisi prevista dai protocolli standard»: hanno spiegato in aula i periti che inoltre hanno aggiunto che sulla punta del coltello non c'è traccia di sangue della vittima, mentre sull'impugnatura c'è materiale genetico (cellule) di Amanda Knox. Dunque i periti non avvalorano la presenza di Dna sui reperti chiave che hanno portano (tra gli altri elementi acquisiti dai Pm Mignini e Comodi) alla condanna di Amanda Knox e Raffale Sollecito.