21 novembre 2019
Aggiornato 13:30
Intervista al Corriere della Sera

Romano: Dimissioni? Ora no, deciderò in futuro

Il Ministro: «Mi aspetto che il Pm reiteri la richiesta di proscioglimento»

ROMA - «Non mi dimetto. Se lo facessi provocherei un'ulteriore falla nella maggioranza. Però, se più avanti la mia permanenza al governo trovasse una obbiettiva incompatibilità in questa vicenda, deciderò il da farsi». Così il ministro per le Politiche Agricole Saverio Romano intervistato dal Corriere della sera, dopo la richiesta di rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa, che fa seguito all'imputazione coatta chiesta dal giudice delle indagini preliminari.

«Mi lasci ascoltare il pm in sede di udienza preliminare e poi deciderò» spiega il ministro, aggiungendo che se il magistrato «fosse coerente con il suo lavoro, visto che è stato costretto a formulare l'imputazione, non potrebbe che chiedere il mio proscioglimento». Quindi, ragione, se si dimettesse e all'udienza preliminare il pm reiterasse la richiesta di proscioglimento «vorrebbe dire che un ministro della Repubblica, capo di un partito, con una maggioranza risicata che tiene in piedi il governo, è entrato a gamba tesa su una vicenda politica».

«Sono otto anni che si indaga su di me» prosegue Romano, «un'indagine iniziata nel 2003, archiviata nel 2005, riaperta nello stesso anno, spirata nel 2007, rimasta tre anni in un cassetto e poi considerata dai pm insufficiente a chiedere il rinvio». E Romano conclude, «Io mi difenderò in ogni sede, compresa la commissione antimafia. Non sono disposto a fare la parte del colluso: sono lontano anni luce dalla mafia».