16 novembre 2019
Aggiornato 02:00

Romano, base della Lega in confusione: insopportabile, stringiamo i denti

Sfoghi a Radio Padania: «Ma non ti fanno schifo neanche un po'?». Dirigenti compatti: «Un dovere ora difendere la tenuta del Governo»

MILANO - Più che tutta in dissenso con i vertici sulla decisione di «salvare» di alleati considerati discutibili, la base leghista appare quantomeno «in confusione». Lo dimostrano le voci in diretta degli stessi leghisti a Radio Padania. Lo conferma, lontano dai microfoni, chi ha accesso alle stanze di alcuni dei big del partito.
Prima e dopo il voto che ha bocciato la sfiducia per il ministro dell'Agricoltura Francesco Saverio Romano, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, a «Che aria tira», il filo diretto con gli ascoltatori di Radio Padania condotto da Roberto Ortelli, c'è chi chiama per dire al conduttore radiofonico di Radio Padania «Ma non ti fanno schifo neanche un po'?», esprimendo dissenso sulla decisione leghista di votare contro la sfiducia.

Ma, tra una lamentela per l'immondizia di Napoli e uno slogan «secessione subito», c'è anche chi rimprovera i «leghisti stupidi, i delusi della Lega» esortandoli a «lasciar perdere i puntini e le virgole» come il caso Romano. E chi invece, sullo stesso tema, bacchetta i vertici: «Non mi piace che salvano uno che deve entrare in carcere. Sono deluso abbastanza. La Lega deve fare la sua politica, non salvare i ministri di Berlusconi».
«Mafioso sì o no, non mi interessa - è forse la telefonata che sintetizza meglio il clima in casa leghista - però voglio portare a casa qualcosa. Quello lì non lo sopporto più, però stringo i denti per il federalismo».

Dirigenti compatti: «Un dovere ora difendere la tenuta del Governo» - I dirigenti leghisti, nonostante il dissimulato imbarazzo, oggi si mostrano comunque compatti. Perché l'obiettivo principale, ora, è «di far passare presto questo momento di sfiducia al governo», perché altrimenti «ci rimettiamo tutti», spiegano in ambienti vicini al ministro dell'Interno Roberto Maroni. E il voto che riconferma la fiducia all'alleanza viene derubricato a una circostanza da far digerire, se non dimenticare, al più presto. Nonostante i rumoreggiamenti della base, la Lega ragiona infatti sulla considerazione che non siamo in periodo elettorale e quindi «non è importantissimo perdere qualche consenso».
D'altra parte sondaggi interni la danno ancora attorno all'8 per cento. «Perché non siamo coinvolti in scandali e veniamo percepiti, nel bene e nel male, come l'unico partito pulito».
Dunque un passaggio politico, quello attuale, destinato ad essere sorpassato da quelli che sono considerati eventi più o meno imminenti. In primis. La fine dell'alleanza con Berlusconi, che nel Carroccio è considerata già «nei fatti» e su cui si ragiona già da un po'. E il conseguente nuovo quadro politico che si delineerà.