Inchiesta P4, il Pdl «stringe» sulle intercettazioni
Alla Camera ddl fermo da un anno, Cicchitto può chiedere la ripartenza. Vietti minimizza: «Se ne parla sempre». D'Alema: «Tardi per una legge»
ROMA - Le 'lenzuolate' di intercettazioni pubblicate dai giornali sul caso P4 hanno risvegliato nella maggioranza l'urgenza di una legge che le regoli. Ma è proprio la tentazione di partorire un provvedimento in quattro e quattr'otto che anima il dibattito politico trovando non pochi ostacoli sul suo cammino. Il primo è, senza dubbio, il Quirinale. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha più volte fatto presente nei mesi scorsi che una legge così importante, che deve contemperare esigenze diverse come il diritto di cronaca e la privacy, deve essere frutto di un ampio, meditato e ricco dibattito parlamentare. Insomma non la si può liquidare con un decreto legge e il Colle mai riconoscerebbe la sussistenza dei requisiti di necessità e urgenza a una norma di questo genere.
Cosa è cambiato dall'ultima volta che Napolitano ha parlato pubblicamente del tema intercettazioni? Niente. La posizione del capo dello Stato resta immutata e, a quanto si è capito, nessuno, in questi giorni, ha 'sondato' il Quirinale sull'argomento. Le cose dette dal presidente nei mesi scorsi sono fin troppo chiare. Peraltro, si fa notare in ambienti del Colle, è una questione di cui la Presidenza della Repubblica non è né ha intenzione di essere investita dal momento che la partita è tutta politica e parlamentare. Un ddl, si ricorda, c'è, sta compiendo il suo corso anche se pare 'in sospeso'. Il disegno di legge sulle intercettazioni, infatti, è stato approvato al Senato con la fiducia a giugno dello scorso anno, poi in Commissione alla Camera è stato modificato accogliendo le richieste di Fli, allora ancora in maggioranza, quindi si è completamente arenato in Aula dopo la discussione generale ormai un anno fa, a luglio. Un disegno di legge che, per detta dello stesso premier Silvio Berlusconi, dopo tanti passaggi e mediazioni parlamentari non servirebbe poi a molto. Da qui la 'tentazione' della maggioranza di andare oltre e in fretta.
Dalle parti del Pdl, non a caso, c'è chi incalza. Il capogruppo in commissione Giustizia Enrico Costa dice chiaramente che «è il momento di intervenire senza indugio» perché «viene dolosamente sviata la finalità» delle intercettazioni: «La destinazione dei testi non è più il processo, perché la maggior parte di queste non ha rilievo penale, ma le pagine dei giornali: si tratta di un enorme abuso dei soldi pubblici». Simile la denuncia del capogruppo a Montecitorio Fabrizio Cicchitto, che ha lamentato anche il fatto che «l'operazione sia mirata e a senso unico» perchè tutta concentrata su governo e maggioranza. Lo stesso Guardasigilli Angelino Alfano ha ricordato che nelle intercettazioni pubblicate «non c'è nulla di penalmente rilevante» e «per quanto divertente da leggere» non è a costo zero. Anzi, «ammonta a un miliardo di euro il debito nei confronti delle ditte che si occupano di intercettazioni». Nel merito Gaetano Quagliariello suggerisce di ripartire dal testo uscito dal Senato, molto più severo con la stampa e nei presupposti per le intercettazioni del testo ritoccato poi alla Camera. Mentre Costa e Maurizio Lupi rispolverano il ddl Mastella approvato alla Camera nella scorsa legislatura anche coi voti di parte del centrodestra.
Ma è diffusa nel Pdl la consapevolezza che un decreto avrebbe poche chance di passare il vaglio del Quirinale. Dunque una mossa possibile per accelerare l'iter di una legge, che però non potrebbe comunque avere effetto sulle intercettazioni sull'inchiesta P4, la può fare Cicchitto nella conferenza dei capigruppo di Montecitorio già convocata per giovedì prossimo per predisporre il calendario di luglio e settembre. Il capogruppo Pdl alla Camera potrebbe chiedere di far ripartire il ddl che si è fermato un anno fa dopo la discussione generale. Quel testo, poco gradito al premier, potrebbe essere quindi nuovamente emendato in Aula.
Nettamente contraria a ogni scorciatoia sul testo tutta l'opposizione. «Esiste un testo - spiega la presidente della commissione Giustizia di Montecitorio, la finiana Giulia Bongiorno - sul quale era stato trovato un accordo con il ministro Alfano e che era arrivato in aula. Non riesco a capire perché fu bloccato dalla maggioranza, era abbastanza equilibrato, non capisco perché si debba ricominciare da zero, se si deve intervenire ripartiamo da quello».
Il Pd, da parte sua, è pronto a discutere di una legge che escluda dai fascicoli delle inchieste penali le intercettazioni irrilevanti ma non una legge che blocchi o limiti un «importante» strumento di indagine. «La nostra posizione è sempre quella - spiega Andrea Orlando, responsabile giustizia dei democratici - siamo disponibili a una legge che disciplini meglio, con una udienza-stralcio fra le parti, ciò che va nei fascicoli, per evitare abusi. Ma sul testo approntato dalla maggioranza a suo tempo siamo indisponibili, quelle norme aumentano i rischi di fughe di notizie e di fatto introducono tante incompatibilità che espongono il sistema al rischio paralisi».
Per il presidente del Copasir Massimo D'Alema «ora è molto tardi per fare una legge ed è inopportuno intervenire per decreto legge in una materia così delicata». E se per l'Idv le intercettazioni sono «fondamentali per fare emergere il malaffare», l'Udc adduce sospetti sulla tempistica del provvedimento. «In questo momento - ha detto il leader centrista Pier Ferdinando Casini - mi sembra difficile approvare una legge in fretta e furia, desterebbe troppi sospetti. Noi eravamo per l'approvazione del provvedimento a cui lavorò il ministro Mastella ma poi non se ne fece più nulla. In questa fase sarebbe sbagliato».
Sul tema interviene anche il vicepresidente del Csm Michele Vietti, che non sembra credere molto alla possibilità che la nuova offensiva del Pdl diventi concreta: «Ho un vago ricordo della mia precedente esperienza parlamentare, in cui ripetutamente si è parlato di varare una legge sulle intercettazioni senza mai far seguire alle parole i fatti... Comunque, non è mai troppo tardi».