2 agosto 2021
Aggiornato 06:30
Giornata della memoria delle vittime del terrorismo

Napolitano: Prima di parlarne e di chiedere riforme onorare le Toghe

I Magistrati sono un esempio «più forte di dissennati manifesti»

ROMA - Onorare i magistrati prima di tutto. Prima di parlare «della» e «alla» magistratura; prima di appellarsi alla leale collaborazione per le riforme. Nel Giorno del ricordo delle vittime del terrorismo il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha posto l'accento sulla parola «onore», ha ricordato il tributo di sangue pagato dalle toghe negli anni del terrorismo, ha evocato il loro esempio «più forte di qualsiasi dissennato manifesto affisso sui muri della Milano di Emilio Alessandrini e Guido Galli» e di «qualsiasi polemica politica indiscriminata.

Si è commosso il Capo dello Stato e con la voce rotta dall'emozione ha spiegato che le storie, i profili e i fatti riportati nel libro presentato oggi e intitolato «Nel loro segno» - sui magistrati vittime del terrorismo - sono come «pietre» e niente può togliere loro valore. Ha fatto un riferimento anche al 'caso Battisti' il presidente con quell'estradizione «rimasta incomprensibilmente sospesa». Sgombrando il campo da «residui pregiudizi e residue mistificazioni» Napolitano ha spiegato che le misure eccezionali adottate dal Parlamento italiano in quegli anni furono «proporzionate al pericolo» e che quindi - cosa sostenuta invece dalla difesa di Battisti - non vi fu alcuna «trasformazione del nostro stato di diritto in stato autoritario».

Difficile non leggere, anche nelle parole del primo presidente della Cassazione, Ernesto Lupo, un riferimento alle attuali polemiche sulla giustizia e il ruolo delle toghe. Lupo ha sottolineato nel suo intervento che «come tanti cittadini democratici» alcuni dei magistrati uccisi, «presero pubblica posizione contro l'eversione e il terrorismo» ma «come magistrati esercitarono giurisdizione, con la compostezza e la serenità di chi ha di fronte non nemici o avversari da sconfiggere, ma cittadini imputati da giudicare». E ha ricordato che tra i dieci caduti per mano del terrorismo «prevalenti sono i pubblici ministeri». La cerimonia, presentata da Eugenio Occorsio, figlio del giudice ucciso dai neo fascisti, ha visto la partecipazione dei parenti delle vittime che hanno offerto una toccante testimonianza. «Lancio un appello ai terroristi - ha detto Occorsio -: pentitevi tutti. Disvelate i torbidi intrecci mai chiariti su quegli anni».