29 agosto 2025
Aggiornato 16:00
Raid aerei contro la Libia

Napolitano appoggia la decisione del Governo, Lega contraria

Pd: «La Maggioranza non c'è più». E Di Pietro attacca il Quirinale

ROMA - Il Governo non rischierà un voto parlamentare sulla decisione di un maggiore impegno italiano nei raid aerei contro la Libia annunciata ieri dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Alla dissociazione del ministro leghista Roberto Calderoli hanno risposto oggi sia il ministro degli Esteri Franco Frattini sia quello della Difesa Ignazio La Russa. E alla fine, a 'coprire' la decisione del premier, è arrivata anche la 'benedizione' del presidente della Repubblica: la decisione, ha detto Giorgio Napolitano, è il «naturale sviluppo della scelta compiuta dall'Italia a metà marzo».

Per i bombardamenti contro «obiettivi mirati», ha detto il titolare della Farnesina, non serve «alcun voto» perchè il Governo ha già «un mandato pieno ad applicare la risoluzione 1973». «Non cambia nulla», gli ha fatto eco La Russa, che sull'eventualità di un voto ha precisato: «Su questo deciderà il Consiglio dei ministri». Mentre il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto ha insinuato una manovra propagandistica del Carroccio: «Calderoli è un genio, politicamente», ha commentato, e la Lega potrà ottenere «il massimo risultato col minimo sforzo...».

Ma la Lega con l'eurodeputato Francesco Speroni, ha accusato il premier: «Berlusconi è entrato in guerra» e non dirlo «è la solita ipocrisia del nostro Paese». Dissensi anche nel Pdl: per Carlo Giovanardi «l'intervento in Libia è completamente sbagliato», mentre Alfredo Mantovano si è detto certo che le «perplessità» non siano solo della Lega. «A me - ha affermato - piace più l'Italia che manda gli aiuti umanitari a Bengasi piuttosto che l'Italia che bombarda».

Le opposizioni hanno reagito accusando la maggioranza di essersi disfatta: «Il governo non c'è più su nulla» ed «è grave», ha osservato Dario Franceschini (Pd) che «scontri e litigi» avvengano «anche sulla politica estera, dove si misura l'esistenza o meno della stessa maggioranza di governo». E l'Idv ha replicato piuttosto bruscamente alle parole di Napolitano: «Bombardare una nazione non ci pare possa essere considerato uno sviluppo né naturale né costituzionalmente corretto», ha detto Antonio Di Pietro.