Risoluzione Pdl-Lega: Comando alla Nato, Ue gestisca i profughi
Il Parlamento impegna il Governo su nove punti cardine
ROMA - Due pagine e mezzo con nove punti cardine: questo il testo della risoluzione scritta questa mattina al Senato da Pdl e Lega che, con ogni probabilità, costituirà il cuore della proposta di maggioranza nel dibattito di questo pomeriggio sulla crisi libica. In particolare, emerge la volonta di assegnare alla Nato il comando della missione in Libia, viene chiamata in causa direttamente l'Unione Europea nella gestione dell'emergenza umanitaria e viene chiesto il massimo impegno nella tutela degli accordi economici sottoscritti dalle imprese italiane, tenuto presente che «l'Italia riceve il 14% del petrolio e il 26% del gas» di cui ha bisogno dalla Libia.
Ecco, punto per punto, su cosa il Parlamento impegna il governo.
1) Ad adoperarsi per far emergere in tutte le sedi opportune il punto di vista dell'Italia e le circostanze che rendono possibile il suo sostegno all'intervento internazionale;
2) A garantire, nell'ambito di un rigoroso rispetto della risoluzione Onu anche attraverso iniziative politico diplomatiche e alla intimazione del cessate il fuoco, il ritorno più rapido possibile a uno stato di non conflittualità;
3) A rappresentare nelle sedi proprie la necessità di assegnazione alla Nato del comando e del controllo delle operazioni militari e al fine di giungere a un coordinamento degli sforzi alleati;
4) Ad assumere ogni utile iniziativa affinché le imprese europee impossibilitate ad onorare i contratti in essere in ragione delle sanzioni Onu e Ue trovino una tutela negli articoli 10 e 12 del regolamento Ue 204/2011, che rispettivamente prevedono le modalità per assicurare i pagamenti dovuti alle imprese europee in base a contratti precedenti l'entrata in vigore delle sanzioni e la preclusione di eventuali azioni legali per inadempimento contrattuale;
5) A riattivare, non appena le circostanze e le tensioni del Consiglio di sicurezza dell'Onu lo renderanno possibile, gli accordi bilaterali, in particolare quelli in materia energetica, stipulati dall'Italia con la Libia;
6) Ad adoperarsi, nelle opportune sedi, in primo luogo in ambito Nato, affinché sia attuato, anche in ottemperanza di quanto previsto dalla Risoluzione Onu 1973, l'embargo sulle armi nei confronti della Libia.
7) Ad insistere, così come stabilito dai punti 6 e 7 del Consiglio Affari Esteri dell'Ue del 21 marzo 2011, affinché l'Ue renda immediatamente operativa un'azione di pattugliamento del Mediterraneo in funzione di deterrenza e di contrasto alle organizzazioni criminali legate anche a gruppi terroristici e dedite al traffico di esseri umani, nonché in funzione di prevenzione migratoria e di assistenza umanitaria;
8) A ottenere dai partner europei e dalla Commissione un apporto di mezzi, anche finanziari, per condividere l'onere della gestione degli sbarchi di immigrati, secondo quanto stabilito nelle conclusioni del Consiglio europeo straordinario dell'11 marzo scorso;
9) Ad attivarsi nelle sedi proprie affinché l'Europa si doti al più presto di un 'sistema unico di asilo' che fin da subito preveda un sistema di burden sharing teso a ridistribuire la presenza degli immigrati tra i paesi membri e fornisca una maggiore assistenza nelle operazioni di riconoscimento e identificazione di coloro che si dirigono verso le coste italiane.
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