Vendola: «No fly zone? Usiamo il diritto internazionale»
Il leader di SEL: «No allo scenario afghano, ma non restiamo inerti»
ROMA - In Libia bisogna evitare azioni che possano riprodurre uno «scenario afghano», ma non si può nemmeno «restare inerti», ma è «prematuro» fare ipotesi di intervento in questo momento, ciò che è necessario è «ripristinare il diritto internazionale». Il leader di Sel Nichi Vendola, a margine di una conferenza stampa alla Camera, ha risposto così ai giornalisti che gli chiedevano della crisi libica e, in particolare, dell'opportunità di istituire una 'no-fly zone'. Vendola ha criticato «la reticenza» dell'Europa di fronte alla crisi libica e ha stigmatizzato in particolare il ruolo dell'Italia, «il Paese più reticente di tutti» nonostante, per la sua posizione geografica, dovrebbe essere il più interessato a gestire la vicenda.
BISOGNA PASSARE LA PAROLA ALL'ONU: Quindi, per quanto riguarda i passi da compiere ora, Vendola non si è sbilanciato sulla 'no fly zone': «Il tema è l'internazionalizzazione della crisi. Bisogna capire, dopo i danni fatti dalla dottrina della guerra degli anni passati, come si recupera il diritto internazionale». In questo momento bisogna passare la parola all'Onu, che deve «riflettere su come riuscire ad internazionalizzare la crisi. Tutto si può fare, tranne che replicare il rischio di una palude come in Afghanistan; ma questo non significa inerzia
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