11 luglio 2020
Aggiornato 02:30
Caso Ruby

Letta al Copasir, nessuna falla in sicurezza Premier

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: «I Servizi non erano a conoscenza dell'attività delle Toghe»

ROMA - Non ci sono state falle nel sistema di sicurezza attorno al premier e i servizi preposti alla sicurezza del capo del governo non hanno interferito in nessun modo con l'attività della magistratura per quanto ha riguardato il caso Ruby. Questo, in estrema sintesi, quanto, secondo alcune fonti, avrebbe riferito il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta davanti al Comitato parlamentare di controllo sui Servizi. C'è da aggiungere, soprattutto da parte di esponenti di centrosinistra del Copasir, che «il confronto con Gianni Letta si è svolto in maniera molto costruttiva e il sottosegretario ha ricevuto lo stesso rispetto che sarebbe stato riservato al presidente Berlusconi se fosse intervenuto».

Secondo invece alcuni esponenti di centrodestra, il premier sarebbe stato sottoposto a un «costante pedinamento informatico perché c'è stata la ricostruzione puntuale di tutte le visite a casa del premier a partire dal 10 gennaio 2010». Questa attività di pedinamento, riferiscono fonti qualificate, «non è stata interrotta in nessuna maniera dai servizi, perché non lo sapevano. Se lo avessero saputo - fanno rilevare le stesse fonti - avrebbero minato l'attività della magistratura».

Frequentazioni «dubbie» - Stando a quanto viene raccontato, infine, il premier non fu allertato delle frequentazioni «dubbie» di alcune sue ospiti, come ad esempio Maristelle Polanco, fidanzata con una persona poi arrestata perché in possesso di otto chilogrammi di cocaina. «Il disciplinare della tutela del premier - sarebbe la motivazione fornita da Letta per la mancanza di informazione sulla vita privata degli ospiti di villa San Martino - non prevede questo tipo di sicurezza».