10 dicembre 2019
Aggiornato 14:30
Omicidio Meredith

Al via il processo d'appello per Amanda e Raffaele

Gli ex fidanzati condannati in primo grado a 26 e 25 anni di carcere per la morte della studentessa inglese. Le strategie dei pool difensivi e dell'accusa

PERUGIA - Un solo assassino ha ucciso Meredith Kercher: è questo il teorema degli avvocati di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, gli ex fidanzati condannati a 26 e 25 anni di carcere per la morte della studentessa inglese, che da oggi ribadiranno la propria tesi in Corte D'Appello davanti a una giuria popolare formata da 5 donne e un uomo, al presidente, Claudio Patrillo Hellmann, e al giudice a latere Massimo Zanetti.

Questioni preliminari - La prima giornata in corte D'Appello per il processo Kercher sarà dedicata alle questioni preliminari, come la verifica della costituzioni delle parti. L'11 dicembre sarà la volta della relazione del giudice a latere, che ripercorrerà il processo di primo grado. Verranno quindi illustrati gli appelli presentati dalle difese, che chiedono la riapertura del dibattimento e comunque l'assoluzione dei due imputati, e quello della procura, perchè sia riconosciuta l'aggravante dei futili motivi ed escluse le attenuanti generiche. Il 16 dicembre è invece fissato l'esame da parte della Cassazione del ricorso presentato dai difensori di Rudy Guede, condannato in secondo grado a 16 anni di reclusione con il rito abbreviato, sempre per avere partecipato all'omicidio Kercher.

Le difese di Knox e Sollecito punteranno dunque diritto a Rudy Guede, l'altro accusato dell'omicidio di Metz, considerato il colpevole di un furto sfociato in tragedia. E cercheranno di dimostrare alla Corte che sul gancetto del reggiseno della ragazza inglese trovata uccisa in casa il primo novembre del 2007 non c'è traccia del Dna di Sollecito, ma al massimo una contaminazione postuma, in sede di laboratorio. E infine che il coltello, sequestrato a casa Sollecito, non è l'arma del delitto, come cercheranno di dimostrare sia sulla ricostruzione delle ferite al collo della ragazza inglese che sui reperti del dna sulla lama e sulla impugnatura.