12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
Lotta all'AIDS

Funziona il vaccino italiano, rigenera sistema immunitario

Pubblicati i risultati dellpo studio di fase II su 87 pazienti. Registrati aumento linfociti T CD4+ e dei linfociti B. Studio ora condotto in 11 centri, numero pazienti arriverà a 160

ROMA - Funziona il vaccino italiano anti-Aids e induce il sistema immunitario dei malati a una sorte di rigenerazione. I risultati della prima analisi dello studio clinico terapeutico di fase II con il vaccino Tat dell'Istituto superiore di sanità, su 87 pazienti che prendono comunque la normale terapia retrovirale (Haart), sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Plos One. L'analisi è stata effettuata a 48 settimane dello studio randomizzato di fase II del vaccino.
I risultati indicano che la vaccinazione terapeutica con la proteina Tat è ben tollerata, genera specifiche risposte immunologiche, sia umorali (anticorpi) che cellulari (linfociti T e B), e riduce significativamente i deleteri effetti dell'Hiv sul sistema immunitario, effetti che persistono nonostante la riduzione della carica virale indotta dalla terapia Haart.

In particolare, i pazienti in trattamento con retrovirali che sono stati vaccinati con la proteina Tat presentano un significativo aumento dei linfociti T CD4+, superiore a quello del gruppo non vaccinato di riferimento trattato con la sola terapia Haart. Inoltre, si registra anche un recupero di linfociti B che, di regola, non avviene con la sola terapia antiretrovirale. Infine, i soggetti vaccinati presentano un aumento significativo delle cellule T regolatorie della risposta immune, ed una riduzione dei parametri di immunoattivazione, che l'Haart da sola molto spesso non riesce ad eliminare.

Negli ultimi 20 anni i farmaci antiretrovirali hanno infatti cambiato l'aspettativa e la qualità di vita delle persone con infezione da Hiv. Tuttavia, nonostante la terapia Haart sopprima efficacemente la replicazione del virus, il recupero delle cellule T CD4+ e delle funzioni immunitarie è spesso incompleto ed accompagnato da una persistente attivazione immunologica. Di qui il maggior rischio di insorgenza di malattie cardiovascolari, neurologiche, epatiche, renali, tumorali e di altre patologie tipiche dell'età avanzata c he si configurano come un quadro di invecchiamento precoce.

I risultati dello studio sul vaccino italiano, dunque, «indicano che la vaccinazione terapeutica con la proteina Tat - spiega l'Iss - può rappresentare un nuovo e promettente approccio terapeutico in grado di ridurre le alterazioni immunologiche che persistono in corso di terapia farmacologica antiretrovirale, con conseguente beneficio clinico per le persone in trattamento con Haart. Inoltre, questi dati indicano che il miglioramento della funzione immune indotto dalla vaccinazione risulta significativamente maggiore nei soggetti con più marcata compromissione immunitaria».

Sulla base di questi risultati, lo studio di fase II, condotto in Italia in 10 centri clinici (ora 11), sta proseguendo con un ampliamento del numero di pazienti da arruolare da 128 a 160, ed un allargamento dei criteri di inclusione dello studio per comprendere anche soggetti più immunocompromessi. I pazienti che presentano i requisiti per la partecipazione allo studio sono sottoposti, con cadenza mensile, a 3 o 5 somministrazioni per via intradermica del vaccino Tat, secondo uno schema di trattamento che prevede due diversi dosaggi, da 7,5 o da 30 miriagrammi.