Fli: votiamo no se il lodo è reiterabile
Il capogruppo del PDL Cicchitto annuncia l'accordo ma poi frena: «E' un auspicio». Oggi nuove modifiche
ROMA - Un'intesa tra Pdl e Futuro e Libertà sulle modifiche allo scudo processuale per presidente del Consiglio e capo dello Stato non era ancora stata chiusa ieri sera, a meno di 24 ore dalla presentazione dei nuovi emendamenti al Lodo Alfano in commissione Affari Costituzionali al Senato. Anzi alla vigilia del redde rationem, previsto oggi sul contestatissimo provvedimento costituzionale, si è registrata ancora tensione nella maggioranza su un tema tra quelli che il presidente della Camera, Gianfranco Fini, aveva indicato come suscettibile di provocare una crisi di governo.
L'auspicio di Cicchitto - A scatenarla è stata una dichiarazione del presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, che, poco prima delle 18, davanti alle telecamere, ha annunciato che «è stato trovato un accordo», che «verrà sostenuto anche alla Camera», che «c'è stato un consolidamento della maggioranza» e che quindi le dichiarazioni della terza carica dello Stato sulla possibilità di una crisi di governo sulla giustizia sono da considerarsi «superate». Ai finiani, «non risulta». Non risulta alla presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, che con il capogruppo di Fli al Senato, Pasquale Viespoli, e il finiano in Commissione a Palazzo Madama Maurizio Saia sta lavorando agli emendamenti da presentare oggi per inserire il principio della «non reiterabilità» del Lodo senza il quale, come è stato ribadito, il gruppo dei futuristi non darà il proprio voto favorevole allo scudo. E infatti Cicchitto, a nemmeno un'ora dalla sua dichiarazione alle telecamere, manda una nota precisando che il suo era «un auspicio» e che quindi all'intesa si sta ancora lavorando.
Un'intesa che, a meno che non siano fondate le voci di chi dà il Lodo Alfano ormai su un binario morto, per mandare avanti il ddl è necessaria. I numeri in Commissione parlano chiaro: su 27 componenti, 'solo' 13 sono quelli di Pdl (11) e Lega (2). Non la maggioranza quindi.