7 giugno 2020
Aggiornato 00:00
Rivelazione del segreto d'ufficio

Unipol, Paolo Berlusconi indagato

Per i pm di Milano l'editore de Il Giornale pubblicò il contenuto della telefonata «in favore» del fratello e presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

ROMA - Nel caso Unipol emerge una nuova accusa, quella di rivelazione di segreto d'ufficio, per Paolo Berlusconi, in qualità di editore de Il Giornale per aver svelato al premier l'ormai famosa conversazione tra Fassino e Consorte («abbiamo una banca«), avvenuta nel pieno della scalata di Bnl da parte di Unipol e pubblicata dal quotidiano milanese quando era ancora coperta dal segreto istruttorio, secondo quanto riportano oggi i principali quotidiani nazionali.

«Favorì il Premier» - Il fratello del presidente del Consiglio, per cui sarà chiesto il rinvio a giudizio da qui a 20 giorni, era pienamente coinvolto nel caso dell'intercettazione trafugata dalle casseforti della procura milanese e poi pubblicata sulle pagine de Il Giornale il 31 dicembre 2005, secondo l'avviso di conclusione dell'indagine, firmato dal pm Maurizio Romanelli. Dal testo è emerso che la «rivelazione» del nastro sarebbe avvenuta «in favore» di «Silvio Berlusconi» allora premier, il quale a sua volta però risulta «parte lesa» per un tentativo di estorsione.

Della stessa accusa contestata a Paolo Berlusconi devono rispondere anche Roberto Raffaelli, il titolare della Research Control System, società che aveva messo a disposizione degli inquirenti le attrezzature per le intercettazioni dell'inchiesta su Unipol, gli imprenditori Fabrizio Favata (arrestato e ora ai domiciliari) e Eugenio Petessi. Stando alle indagini, Favata si sarebbe recato ad Arcore alla vigilia di Natale del 2005 per far ascoltare al premier l'audio dell'intercettazione Fassino-Consorte. Silvio Berlusconi è anche parte lesa proprio per un tentativo di estorsione da parte dello stesso Favata.

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